Echo chambers and filter bubbles

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Ogni giorno la mia bacheca facebook mi mostra sette, otto, dieci compleanni di “contatti”. Ogni anno questo rituale che si ripete comporta il dovere di misurarmi con una serie di considerazioni: che cosa c’entra il bon ton? Auguri sì, auguri no, auguri a tutti? E quei contatti con cui da tempo non si vive più alcuna forma di interazione? Cosa prevede la netiquette in merito? E l’educazione, coincide con la netiquette?

Anni fa mi occupai di un concetto che mi aveva affascinato, non appena ne avevo avuto contezza: le echo chambers. Da qualche giorno sono fermo a riflettere su qualcosa di analogo, o forse no: le filter bubbles.

Siamo dunque immersi in una bolla artificiale, pensando di poterci dirigere in qualsiasi direzione, ma costretti in realtà da pareti intelligenti, malleabili, subdole, fatte di abitudini, algoritmi, pigrizia mentale? Come ci si muove all’interno di questa vorticosa apertura di rete, quando comunque si sente il bisogno di costruire una finitudine rassicurante? Cosa c’è oltre il nostro orizzonte degli interessi?

 

Fin da bambino, leggendo L’isola di Arturo, sono stato attratto dalle colonne d’Ercole. Esse hanno rappresentato per me l’oltre, l’inesplorato, anche solo in una dimensione interiore, ma comunque sono state un elemento indispensabile per vivere in pace con il mio bisogno di libertà. Oggi mi interrogo su questo bisogno, su questa necessità insopprimibile, facendo i conti con le chiusure e le aperture al pazzo mondo in cui sono rinchiuso.

L’arte di scrivere un romanzo è del resto, secondo Lello, la capacità dello scrittore di raccontare le cose che gli capitano. Siamo arrivati, o forse siamo solo tornati, al punto di partenza, al rapporto tra essere ed avere, tra l’apparire e l’esserci.

Seppellire montagne di non detti sotto rassicuranti pudori, cullare vaghe forme di anonimato e di distanza dalle bolle che galleggiano attorno alla mia, sono pratiche che esercitano questo quotidiano affaccio sulla comunità.

Cancella, ignora, non seguire più, dimentica, sorridi e fai finta. Appunti di viaggio.

Buon compleanno, o forse, semplicemente… no.