Il bruco nella serratura

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Quanto ci vuole a maturare una riflessione su un fatto di cronaca dalle mille sfaccettature? In questo caso penso che i giorni non bastino. Eppure c’è il solito accanimento immediato, l’italico, o forse l’umano vizio, di gettare la mostra in prima pagina.

Arrivo dunque ad affrontare la tremenda contraddizione: ne parlo o non ne parlo? E se ne parlo per dire che non voglio parlarne, non ne sto comunque parlando? Sudore freddo, spazi angusti, pagine segnate dall’oblio e dalle cancellature.

L’amore, l’infatuazione, tra due individui, non sfugge forse ad ogni buona regola sociale? Questo, secondo l’amante della zia di Gaetano, diceva il famoso Cooper (che vai a capire chi sia). Questo forse è accaduto in un liceo romano. Le relazioni umane non vivono sempre di moralità o immoralità, non si lasciano tagliare per forza con l’accetta del manicheismo, ripudiano le restrizioni. A volte, semplicemente, e per fortuna, accadono e basta. E se due adulti vivono un sentimento, qualcosa di intimo e complesso, possiamo noi ricavarne un giudizio morale, solo sbirciando stralci di conversazione, foto approntate per l’uso, ricostruzioni che ignorano  vissuto che non vediamo?

Qualcuno dice che un educatore non debba e non possa farsi trascinare da una relazione con un suo discente. Socrate probabilmente non avrebbe apprezzato questa tesi, ma pur senza voler utilizzare i classici come totem e feticcio, è forse il tempo di riflettere con maggiore laicità sui confini del pudore che ancora si avviluppano attorno al nostro desiderio di vita. Forse, se due adulti vivono un sentimento, se insieme ai scelgono, litigano, si prendono, si lasciano, si amano, si rincorrono, si macerano persino nel dubbio sulla liceità o meno della loro relazione, forse sono in fin dei conti solo fatti loro.