In difesa del bene e del male

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La guerra, si dice, ha come primo nemico la verità. Anche la guerra in Ucraina è terreno fertile per la propaganda. Lo scontro si è trasferito anche sul terreno dell’opportunità o meno di concedere la parola al nemico. Si fronteggiano due linee di pensiero: chi afferma che la bugia vada occultata, e che non gli si debba offrire alcuno spazio, e chi invece ritiene che ogni tesi, anche quelle palesemente false e stupide, debbano trovare cittadinanza nel dibattito pubblico. Personalmente aderisco convintamente a questo secondo orientamento, e contrasto senza se e senza ma le idee di chi pensa che al nemico non vada data voce.

Negli Usa di recente pare stiano istituendo una sorta di Ministero della verità. La giustificazione sarebbero le fake news che, avvelenando il confronto pubblico, costituirebbero una minaccia per la sicurezza nazionale. Analoghe iniziative sono da tempo allo studio dell’Unione Europea, sempre in risposta a ciò che il potere costituito ritiene falso. A tali istituzionalizzazioni della verità fa da sostegno l’esaltazione della censura. Il falso, il male, vengono espunti dalla percezione della cittadinanza. Ciò apre un gigantesco squarcio nel concetto di libertà di espressione e di pensiero, perché, a mio modesto avviso, se il vero si protegge occultando il falso, e questa pratica viene difesa dalla democrazia, allora anche il falso, in modo pienamente democratico, potrà utilizzare gli stessi strumenti per cancellare il vero. È una deriva pericolosissima, ma pare che questa smania di cancel culture prenda anche insospettabili, persone dalla mente aperta, sinceri e convinti assertori dei valori liberali.

Il venerabile Jorge da Burgos, anima nera de “Il nome della rosa”, compiva efferati delitti nell’abbazia benedettina visitata da frate Guglielmo, per occultare il secondo libro della poetica di Aristotele. Il riso era visto come pericolo destabilizzante per una società retta sul concetto dogmatico di verità. Allo stesso tempo, Il Grande Fratello orwelliano aveva costruito uno stato in cui la verità poteva essere conosciuta solo dai “prolet”, ovvero dagli individui privi di coscienza e mezzi per poter sovvertire il regime del partito. I membri dell’élite, al contrario, non potevano in alcun modo avere accesso al dubbio, e dovevano educarsi a considerare vero tutto ciò che gli veniva ordinato di credere che fosse vero.

Dietro la censura cosciente del falso vi è dunque un mostruoso errore di valutazione, dalle conseguenze catastrofiche per la democrazia.

La conoscenza del bene e del male è fondamentale per una scelta sana del bene. Non si può scegliere il bene, se non si ha accesso alla conoscenza del male. Questo concetto, che risale alla genesi, ed è cardine della cultura cristiana occidentale, viene oggi messo in crisi da un pensiero debolissimo, che per paura dello sforzo imposto dal confronto pensa di poter risolvere la sfida della scelta e della conoscenza con la censura preventiva. Una scelta miope, che finisce con il non avere alcun effetto nei confronti del male che si vorrebbe nascondere sotto il tappeto, ma crea danni enormi alla piena e consapevole opzione in difesa del vero e del bene.