La carrozza sbagliata

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Ricapitoliamo i fatti.

Lunedì 18 aprile u.s. inizia a circolare una notizia secondo cui alla stazione di Genova Piazza Principe, un gruppo di ragazzi con disabilità è stato costretto a rientrare a Milano in bus poiché ha trovato i posti riservati sul regionale Albenga-Milano già occupati da altri viaggiatori.

Gli incivili turisti, ancorati ai sedili non propri, invece, hanno continuato il loro tragitto incuranti della prenotazione e, soprattutto,  delle fragilità del gruppo in rientro da una breve vacanza in Liguria.

Vani gli interventi della Polfer e dell’assistenza di bordo. La comitiva di 30 persone (27 utenti e tre accompagnatori, scrivono tutti) rimane in banchina.

L’accaduto viene ripreso a spron battuto dai principali media nazionali e rimbalzato, alla velocità della luce, tanto sui profili di persone comuni quanto di politici in vista. Vengono minacciate interrogazioni parlamentari, Assoutenti deposita un esposto in Procura, Toti a Rai 2 si scaglia contro “gli idioti” che hanno fatto i bulli nei confronti di ragazzi deboli.

La condanna è unanime e non prevede appello: su quel treno è stata scagliata la pietra dell’ingiustizia.

Agli italiani, che riescono a essere furbi e fessi al contempo, come ricordava Indro Montanelli, viene servito in ogni dove un immaginario ghiotto e già preconfezionato: i barbari occupanti di quel treno, di cui nulla si sa -ma saranno stati sicuramente esseri pasciuti e normodotati- ben saldi al loro posto, si sono fatti beffe di persone con disabilità.

In perfetta salsa italica la colpa non può che essere loro.

Si fa strale anche della Polfer: a che serve un corpo di Polizia specializzato se non riesce a garantire il viaggio a chi ha una regolare prenotazione?

Colpevoli anche loro: italiani cattiva gente, refrattaria alle regole e in balia di chi non è in grado di farle rispettare.

Pochi, quasi nessuno per il vero, si preoccupa di ascoltare cosa hanno da dire i diretti interessati.

La voce delle vittime scompare, svanisce all’orizzonte come quel treno che se ne va senza di loro lasciandoli, letteralmente, a piedi.

E’ più semplice seguire l’onda dello sdegno e della rabbia e cavalcare il risentimento del giorno infierendo, paradossalmente, proprio sulla compagnia dei ragazzi.

Vittima due volte.

Oltre ad aver perso il treno e aver dovuto affrontare un disagevole rientro in bus, il gruppo veicola attraverso i corpi dei “ragazzi disabili” (di cui nulla si sa, ma che in stereotipia si pensano in carrozzina o con difficoltà di movimento) un’immediata empatia che fa da miccia per un’indignazione collettiva, la cui percezione non lascia spazio neppure al sospetto di un’altra, forse più banale e consueta, verità.

Forse non è colpa di 30 occupanti barbari, forse è, più semplicemente, un gravissimo disservizio pubblico.

Una percezione compassionevole del portatore di disabilità, e, quindi, delle persone, è invincibile anche rispetto alle oggettive limitazioni connesse a un disservizio che rende, spesso, i nostri trasporti inadatti a chiunque: normodotati e non.

Sarebbe bastato ascoltare la voce dei protagonisti e gli accadimenti avrebbero avuto un sapore diverso.

Affermano le portavoce del gruppo Turisti Per Kaos, progetto dell’Associazione “Haccade!”, associazione no profit che si occupa di disabilità, sulla propria pagina Facebook.

“Il problema è Trenitalia, non chi non è sceso, non è stato garantito da Trenitalia a noi il servizio. Non era possibile trovare un’altra soluzione, le persone erano ammassate sino all’arrivo in stazione anche nei corridoi, si è scelto di tutelare l’Ordine Pubblico, non era un problema risolvibile da noi clienti ma da Trenitalia” “E’ stato chiesto ai viaggiatori di scendere ma era fisicamente impossibile perché erano tutti ammassati. A quel punto c’è stata un’escalation di nervosismo, con manifestazioni di disappunto ma, dice Giulia Boniardi,  nei confronti della situazione e non dei disabili. Eravamo tutti in una condizione di enorme disagio, sia i viaggiatori sul treno sia chi aspettava sulla banchina: il disagio è stato arrecato non solo a noi, ma a tutti i clienti Trenitalia, alcuni dei quali hanno manifestato sostegno nei nostri confronti. Se c’erano 30 posti prenotati andavano tutelati prima, come si fa a far andare avanti un treno con le persone stipate come sardine?”.

Eccola qui la verità: nessun discriminazione voluta, per 25 disabili e cinque accompagnatori ( pure il numero riportato era sbagliato) un viaggio mal gestito da Trenitalia.

Anche il viaggio in pullman da Genova a Milano non è andato come avrebbe dovuto, afferma in un’altra intervista la Boniardi: “Si moriva prima di caldo poi di freddo, in stazione Centrale l’autobus si è fermato in una posizione di non sicurezza, abbiamo chiesto l’assistenza di Trenitalia e non ci è stata concessa, con i bagagli scaricati in mezzo alla strada, oltre alle 3 ore di ritardo e ai disagi arrecati alle famiglie e alle persone con disabilità per la mancanza di servizi igienici durante il viaggio”.

Che dire, tra costruzione e realtà, animati da buone intenzioni ma da false informazioni, abbiamo perso un’altra volta il treno giusto.