La libertà si stanca

0
41

Libertà di stampa? Secondo il world press freedom index, l’Italia, nel 2022, è passata al 58esimo posto per libertà di stampa, tra quelli mondiali, rispetto al 41esimo occupato nel 2021. E’ la valutazione offerta da “Reporters senza frontiere”, ed è un risultato assolutamente deprecabile per un paese che ambisce ad occupare stabilmente un ruolo di primo piano nella guida della civiltà mondiale.

Allo stesso tempo è un dato che dovrebbe far riflettere profondamente il potere di casa nostra, così poco incline all’autocritica ed all’autoriforma, e così convinto che il belpaese possa continuare a galleggiare beato sui suoi vizi atavici, capaci di asservire la stampa alle peggiori logiche di servilismo, nonostante una tradizione giornalistica di alto livello.

Un famoso commentatore sportivo, l’ex calciatore “Lele” Adani, da qualche tempo rimosso dalla programmazione di Sky, probabilmente per i suoi commenti poco accomodanti verso i protagonisti del pallone nostrano, ha preso di recente a pubblicare sui suoi canali social un simpatico siparietto: racconta alcuni retroscena del mondo del calcio, spesso taciuti dai grandi media del settore, per poi terminare con una domanda retorica, sempre quella: “ma a servilismo… come siamo messi?”

Al netto della mia evidente simpatia per il mitico Lele, il problema di una stampa non libera è ormai l’ennesima macchia per il nostro assetto democratico; si tratta di un vulnus che non può più essere taciuto, poiché impedisce, nei fatti, la formazione di una pubblica opinione capace di discernere i fatti. Analizzando i fattori che ci relegano così distanti dai paesi virtuosi in tema di stampa libera, non possiamo non passare in rassegna i più macroscopici tra di essi. Se si parte dalla Televisione pubblica, la famigerata Mamma Rai, notiamo come ancora oggi, dopo anni di proclami e belle parole, la lottizzazione dell’informazione tra i partiti politici sia in pieno e prospero vigore, ed in ottimissima forma. Di tanto in tanto si odono accorati appelli alla bonifica del servizio televisivo pubblico dalla politica, grazie ad una riconversione in cui aleggia lo spirito della BBC inglese, ma tutto resta un vano chiacchiericcio, e di riforma non si vede nemmeno l’ombra. La Rai continua così ad essere di fatto lottizzata dal potere politico, con tutte le immaginabili ricadute sulla sua possibilità di fare informazione libera, terza, indipendente. A ciò si aggiunga, o forse la si valuti solo come ovvia conseguenza, la feroce attività parlamentare tesa al contrasto delle pochissime trasmissioni di inchiesta che su muovono all’interno della Rai, una su tutte, “Report”, costantemente assediata da nugoli di potenti che tentano di zittire la sua voce.

Continuando la vergognosa anamnesi dell’informazione nostrana non possiamo ignorare la totale assenza del tema SLAPP dal dibattito pubblico e parlamentare. Le SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation), sono le azioni giudiziarie intentate dal potere contro i giornalisti, o anche contro semplici cittadini, colpevoli di portare avanti denunce sugli abusi del potere medesimo, con toni urticanti, o con notizie che anticipano effetti giudiziari definitivi. Si tratta spesso di querele per diffamazione, richieste di risarcimento, che mirano ad ammutolire il malcapitato, colpevole di rendere pubbliche le malefatte degli organismi e degli uomini di potere. In Italia, contro questo deplorevole andazzo, non è mai stata assunta alcuna iniziativa legislativa, con il risultato che i giornalisti ed i cittadini coraggiosi continuano ad essere processati per diffamazione, esposti a richieste di risarcimenti spesso insostenibili per le proprie finanze, il tutto con i sentiti ringraziamenti di chi, quasi sempre ricco ed onnipotente, può minacciare, con l’uso distorto della “giustizia”, chi prova a mettere un freno alle proprie malefatte e ai propri abusi.

Ancora, è assolutamente impensabile di poter ottenere una libera stampa in un libero Stato, se non si risolverà in modo serio l’enorme concentrazione di poteri che sta a capo dei maggiori giornali nazionali. Gli editori puri in pratica non editano oggi più nessun giornale di primo piano. Essi sono interamente finanziati da enormi gruppi di potere, economici, politici, finanziari, e rispondono palesemente ai desiderata dei padrini che reggono i cordoni della borsa. Il giornalismo libero diventa così un’autentica sfida per la sopravvivenza, nella quotidiana lotta contro la fame, l’oscuramento da parte delle più potenti piattaforme di distribuzione di notizie, l’ostracismo delle voci allineate, che fanno cartello, sia sul piano dell’omertosa copertura delle rispettive omissioni, sia nel modo di fornire informazione, quasi sempre addomesticandola, in modo che non spiaccia a nessuno di importante.

Moltissimo ci sarebbe da dire sulla funzione di tutela del giornalismo libero ed indipendente esercitata, (o meglio… non…) dall’ordine dei giornalisti. Come tutti gli Ordini professionali italiani, anche in questo caso si è notata, negli anni, una progressiva ed inesorabile incapacità di tutelare valori di indipendenza e terzietà, per non parlare della sistematica accettazione di giornalisti privi di qualsiasi professionalità, spesso noti più per la diffusione di fake news che per una seria attività di giornalismo, e nonostante ciò, in ossequio ad una generale tradizione in voga nei nostri ordini professionali, quasi mai puniti per la propria mancanza di professionalità.

Insomma, 58esimi al mondo in tema di libertà di stampa è davvero uno smacco enorme, per un qualsiasi paese che ambisca a porsi come faro di sostanziale e vera democrazia. Per avere una stampa libera serve che l’informazione possa finanziarsi in modo indipendente dai grandi gruppi di potere, serve un servizio pubblico indipendente dalla politica e da qualsiasi influenza esterna, che impedisca ai signori dei talk show, veri e propri satrapi inamovibili, di cristallizzarsi nella sempiterna occupazione del prime time. L’informazione italiana sconta un gap imbarazzante, in termini di libertà, autorevolezza, serietà, ed i pur tanti giornalisti che fanno con abnegazione il proprio lavoro, vengono purtroppo sopraffatti da un mare di ciarpame, pagato esclusivamente per fare da comodo megafono alla voce dei padroni.

Inutile dire che senza una stampa libera, parlare di vera e compiuta democrazia, è un eufemismo di dubbio gusto. In questo senso appaiono assolutamente indifferibili, a tacere del resto, alcune iniziative, che andrebbero intraprese ad horas: trasformazione del servizio pubblico televisivo in una struttura assolutamente indipendente da qualsiasi ingerenza esterna; emanazione di una seria legge contro le SLAPP, capace di ridimensionare le azioni giudiziarie intimidatorie e punitive compiute dal potere contro i giornalisti e i cittadini liberi; sostegno al giornalismo indipendente, ai giovani che necessitano di essere equamente remunerati per il proprio lavoro, e che spesso, nell’ambito del giornalismo nostrano, si trovano ad essere sottopagati, con pochi spiccioli, per la propria attività, con conseguente impossibilità di vivere del proprio lavoro.

Questo e molto altro ci sarebbe da fare, ma una cosa è chiara: il giudizio degli organismi di osservazione indipendente sulla libertà di stampa italiana sono un macigno che seppellisce ogni ambizione del nostro paese di atteggiarsi come luogo di libera espressione e libera e consapevole formazione dell’opinione pubblica. Questo, in tempi in cui la democrazia è sotto attacco da parte dei regimi autocratici di mezzo mondo, è il peggior biglietto da visita possibile per chi vuole ergersi ad esempio nei confronti dell’oppressione e delle dittature.