LO SGUARDO NELL’AMINA. GIUSEPPE IMPROTA RACCONTA LA MOSTRA DI GIOVANNI BOLDINI NEL SUO 90° ANNIVERSARIO.

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Si è chiusa in questi giorni una straordinaria mostra dedicata a Giovanni Boldini, con oltre 90 opere, in occasione del novantesimo anniversario della sua morte avvenuta a Parigi nel 1931.Questa importante figura della storia dell’ arte italiana ci riporta alla Belle Epoque, al fascino della bellezza concepita come ideale, sia nella pittura che nella moda. Ciò che ammiro ed ho apprezzato in Boldini e nelle figure femminili da lui ritratte è la ricerca di ciò che esprime al fruitore. Il carisma di ogni persona esce anche ai giorni nostri dalle tele, proprio perché, come è nostra abitudine nel mondo dell’immagine, Boldini realizzava una ricerca metodica per esaltare lo charme di colei che ritraeva. Ne studiava le nuance per esaltare i particolari delle sue dame, rivolgendosi a Worth, grande stilista di fine secolo che aveva ispirato anche Armani e Ferrè. Proprio nel 2019 ho avuto l’occasione di ammirare dal vivo a Luino, presso Palazzo Verbania, il “”, realizzato nel 1903 dal pittore ferrarese. In tale esposizione l’opera d’arte è stata abbinata alle stoffe vintage delle sfilate di Gianfranco Ferrè: ho apprezzato la preziosità di un tessuto dorato su cui erano state applicate decine di roselline in raso di seta, proveniente da una collezione dello stilista Gianfranco Ferrè, così come altre stoffe, il tutto messo a disposizione da Paolo Oldani, uomo prodotto che ha seguito la prima linea della camicia bianca di Gianfranco Ferrè
Luino aveva scelto un dipinto, la cui storia s’intrecciava a quella di Palazzo Verbania, l’edificio liberty restituito alla collettività dopo una lunga opera di restauro. La passione per questi luoghi e per questo periodo artistico mi ha portato a scattare nel bel palazzo d’epoca per ben due volte, sia a pochi giorni dall’opening che il giorno dell’evento titolato ‘Un capolavoro per Luino’. Mi ha appassionato realizzare uno shooting grazie all’interessamento della giornalista Simona Fontana
Il quadro dell’artista ferrarese e l’edificio che si affaccia sul Lago Maggiore sono stati concepiti più o meno negli stessi anni, all’inizio del ’900, quando lo stile floreale era già molto apprezzato in Europa e, soprattutto, in Italia. Nella tela Boldini ha immortalato per sempre la bellezza dell’inglese Lady Nanne Schrader, icona dell’alta società londinese, con uno stile che associa impatto da fotografia e, del resto, a Parigi Boldini ha intessuto relazioni con i principali esponenti delle case di moda, scegliendo le creazioni più adatte alle dame raffigurate nei suoi dipinti. Abiti in organza e taffetà, pizzi e gioielli scintillanti: indumenti e accessori che hanno impreziosito i suoi dipinti. L’influenza di Boldini sulla moda, sin dagli anni ’30, quando venne ricordato da Vogue come il pittore dell’eleganza. E lo stesso Gianfranco Ferrè, si legge nel sito della sua fondazione, ne ha riconosciuto il contributo. “Alcune volte – si legge nella biografia dello stilista scritta da Maria Vittoria Alfonsi – ha fatto ricordare Boldini e le sue indimenticabili donne tutte lusso e splendore tra pizzi e fiori”.

Testo e Foto di Giuseppe Improta