Romania, l’università Agorà a servizio dei profughi ucraini

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Questa è la sala dove gli studenti di Giurisprudenza dell’Università di Agora (Oradea) organizzavano processi simulati.
Nella notte tra il 27 e il 28 febbraio la sala stava per diventare centro di accoglienza per donne, bambini e anziani che scappavano dalla guerra in Ucraina.
E’ stata quella notte a cambiare la vita di migliaia di rifugiati ma anche dei romeni che, all’improvviso, lasciarono le loro attività quotidiane per venire in soccorso a quelli che passavano il confine ucraino con la Romania, senza meta e senza obiettivi, armati solo di speranza e di forza per sostenere i più deboli.
Un annuncio sulle reti sociali (stasera arrivano 200 mamme con bambini dall’Ucraina. Hanno bisogno di acqua, qualcosa da mangiare, latte in polvere e pannolini) ci portò, in qualche ora, decine di persone con pacchetti già pronti con tutto il necessario. Sembrava troppo. Ma poi, in poche ore si svuotò l’intera aula.

Nel giro di una settimana l’aula era strapiena (alimenti, coperte, prodotti per l’igiene ecc.), per poi svuotarsi di nuovo. Era sorprendente vedere come l’aula si svuotava di roba per poi in poche ore vederla riempire di nuovo.
Migliaia di persone che passavano la dogana per Sighet arrivavano ad Oradea, dove si fermavano o ripartivano per l’Occidente. Tutti avendo più di 40 ore di viaggio, tra freddo, fame e paura.
I volontari lavoravano giorno e notte per raccoglierli al modo più adeguato. Facevano panini, pacchetti vari, assicuravano assistenza alle persone costrette a fuggire da una guerra che non capivano. Erano tutti scappati all’improvviso, con solo i vestiti che avevano addosso e senza sapere cosa fare, una volta passati la dogana. Tra chi voleva andare più lontano possibile e chi voleva solo un posto per alloggiare e riprendersi dalla paura, tutti trovarono qua un rifugio da quello che per molti sembrava solo un brutto sogno, dal quale volevano svegliarsi al più presto.