Il desiderio delle donne

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Il fango che ha investito Sabrina Quaresima, la dirigente scolastica del “Liceo Montale” di Roma, non c’entra nulla col fatto che lei rappresentasse un’istituzione: il ragazzo era maggiorenne e, comunque, lei non era la sua insegnante.

Del resto i luoghi di lavoro sono zeppi di “Istituzioni” che si congiungono carnalmente con varia umanità ad esse sottoposta, ma questo non fa scandalo, non riempie le pagine dei giornali: tutti noi la consideriamo una cosa squallida e triste, ordinariamente squallida e triste.

Insomma, se fosse stato un docente universitario, ad avere una relazione con una studentessa ventenne, e non sarebbe certo il primo, storceremmo un po’ il muso, diremmo che è un porco, che abusa del suo ruolo, ma la questione si chiuderebbe in 24 ore. Come, del resto, è già accaduto in passato.

Dietro il linciaggio mediatico della “preside” si nasconde, invece, al di là delle motivazioni superficiali legate al suo ruolo, un tabù subdolo e potente, ancora presente e difficile da scardinare: una donna di 50 anni, a differenza di un uomo, non ha più il “diritto” di desiderare l’amore e men che meno il “sesso”, con un partner molto più giovane di lei.

E se lo fa, vìola una serie di ancestrali e feroci codici non scritti, che rimandano alla maternità “tradita”, all’abbandono del “focolare domestico”, alle rughe, all’immoralità, alla procreazione, all’infertilità, alla menopausa, alla vecchiaia.

Del resto, la recente tragica morte di Carol Maltesi, subito cinicamente deumanizzata da donna a “pornostar”, ha penosamente testimoniato come la sessualità, soprattutto se esibita o, se volete, ostentata (quella stessa sessualità di cui gli uomini sono assidui “consumatori”) non si perdona mai alle donne.

Probabilmente, le ragioni profonde di tutto questo le aveva ben intuite Sigmund Freud, quando ci spiegava, con il suo straordinario acume psicologico, che il maschio aveva bisogno per godere veramente, senza inibizioni e sensi di colpa, di “degradare” il proprio oggetto sessuale, per renderlo, così, veramente appetibile e distante dalla disturbante “imago materna”.

Ma sarebbe un discorso troppo lungo, per questo breve scritto.

E, così, la “preside”, aveva un’occasione storica: quella di emancipare il “desiderio delle donne”, anche di quelle di 50 anni, perché no?

Poteva rivendicare, una volta per tutte, per sempre, il diritto al desiderio delle donne, senza compromessi, senza mediazioni, senza filtri e senza ipocrisie: proprio come se fosse un uomo.

E dire, a reti unificate, al bigotto paese che ancora siamo, che sì …lei se ne era innamorata di “quel ragazzo” o che forse no, non era proprio amore, le piaceva fare sesso con un uomo più giovane, con un ragazzo.

E magari, poi, avrebbe potuto spiegarci le ragioni profonde del suo trasporto: lo trovava più attraente, fresco, delicato, tenero e tante altre cose ancora che, soltanto lei, avrebbe potuto dirci.

E, invece, no.

Ingabbiata e oppressa dal tabù e dai sensi di colpa, ha cominciato ad annaspare, a scappare, a nascondersi, ad arrampicarsi sugli specchi, cacciandosi in un vicolo cieco, rimarcando goffamente la sua “moralità di donna seria”, il suo ruolo di “madre perfetta”, di “moglie adorabile” e di “professionista ineccepibile”.

Con l’unico patetico effetto paradossale di rinforzare, cosi, inconsapevolmente, tutti quegli stereotipi di genere, che la stanno devastando interiormente e massacrando pubblicamente.

Sabrina Quaresima, così, da mancata eroina rivoluzionaria, da rediviva Frida Kahlo e Anaïs Nin, si è offerta alla gogna mediatica come “peccatrice”, come figura triste e patetica: perché, per essere “assolte” dalla comunità, non è sufficiente l’intimo riconoscimento di meritare il desiderio, ma è necessario anche il coraggio di rivendicarlo pubblicamente.

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Sono nato nel 1970 in un paesone della Provincia di Napoli della Terra dei Fuochi e per 10 anni ho fatto l’avvocato penalista prima ed il giudice onorario poi. Dal 2008 sono ricercatore di sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegno “Comunicazione interculturale”. Il mio ambito di ricerca riguarda la dimensione del conflitto, soprattutto in una prospettiva culturale e l’analisi dei processi migratori e d’integrazione. Sono giornalista pubblicista e nel 2007 ho fondato la Rivista Italiana di Conflittologia (www.conflittologia.it), mentre nel 2011 ho costituito il Consorzio Universitario per l’Africa ed il Mediterraneo (www.cuam.eu) con l’intento di promuovere e sviluppare l’istruzione universitaria e la ricerca applicata nell’area afro-mediterranea. Sono sempre compulsivamente portato a dire quello che penso, anche se mi sforzo strenuamente per cercare di contenermi. Questo aspetto del mio carattere non credo abbia giovato alla mia vita; ma sono sicuro ne abbia beneficiato il mio fegato. E va bene così. Mi piace il jogging, il krav maga, il vino e il mare del Salento dove mi rifugio, appena possibile, nella mia casa di San Foca. Vivo nel Sannio con Giovanna, Annachiara, Alfonso e Chaplin, il nostro Golden Retriver, che adoro come tutti gli altri animali che evito di mangiare.