La sfida improcrastinabile delle politiche ambientali: Economia circolare vs Economia lineare

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In un contesto globale sempre più attento alle politiche ambientali, il nostro Bel Paese a trazione leghista sulla scia di Trump, nega il riscaldamento globale, le cause e le conseguenze.

L’inquinamento e lo sfruttamento totalmente insostenibile delle risorse del Pianeta vengono liquidati con un semplice ma ad effetto “ambientalisti da salotto”.

In una sola battuta cancellati tutti gli sforzi di Kyoto, Parigi COP 21 e Climate Change.

Insomma per qualcuno ci siamo preoccupati troppo e per nulla.

Andiamo per “gradi”.

Dal 1880 ad oggi la temperatura del Pianeta è aumentata di circa 0,7 gradi centigradi è non è per niente naturale. Il massiccio utilizzo di combustibili fossili a discapito delle rinnovabili, ha prodotto in tutti questi anni una tale quantità di anidride carbonica da far aumentare la temperatura globale per effetto serra.

Tra le conseguenze del riscaldamento globale vi è la desertificazione (da non confondere con la desertizzazione  che è un fenomeno naturale) che come in pochi sappiamo è una delle principali cause dei flussi migratori dall’Africa verso l’Europa (tema molto caro a Salvini).

A nulla sono serviti i moniti del mondo scientifico che più volte hanno richiamato all’attenzione tutti. Alcuni sostengono che il punto di “non ritorno” sia vicino, altri invece non perdono la speranza ed invitano tutti i paesi a rispettare l’Accordo sul clima di Parigi, che prevede il graduale abbandono dei combustibili fossili al fine di contenere il riscaldamento globale entro la fine del secolo a 1,5 gradi centigradi.

La Lega si è sempre espressa contraria all’Accordo di Parigi e sembra che non abbia alcuna intenzione di ripensarci come dimostrano le ultime posizioni in tema Ambiente.

Il mondo scientifico ci dice che ogni anno ci vorrebbero un pianeta e mezzo per rinnovare le risorse consumate.

Uno sfruttamento del Pianeta intensivo che non lascia alcun dubbio.

Ogni anno consumiamo una quantità di risorse pari a due cicli terrestri di rigenerazione delle risorse. Per dirla in parole povere ogni anno ci pappiamo risorse prodotte da due Mondi.

Il Pianeta ha bisogno di noi perché allo stremo.

Dobbiamo e possiamo essere sostenibili.

Un graduale abbandono dei combustibili fossili in favore di energie rinnovabili non solo è auspicabile per il bene di tutti ma è possibile.

Grazie alle nuove tecnologie sempre più efficienti e alla portata di tutti possiamo farcela. Il primo passo è adottare un modello di sviluppo sostenibile, ovvero un sistema economico circolare. Andiamo a vedere in cosa consiste l’Economia circolare.

L’economia circolare è un modello di sviluppo ad alta sostenibilità basato sulla circolarità delle risorse.

In pratica tutto si ricicla e niente si getta.

I rifiuti all’interno del sistema circolare diventano risorse attraverso il Riciclo.

Plastica, carta e cartone, vetro, alluminio, rifiuti organici ecc., una volta differenziati e selezionati in maniera spinta vengono avviati ad Impianti di Riciclo per essere trasformati in nuova materia (in sostituzione della materia prima vergine) da reinserire nel ciclo produttivo o beni e prodotti pronti all’utilizzo.

Ovviamente tutta la fase di riciclo deve utilizzare categoricamente energia rinnovabile (fotovoltaico, eolico ecc) altrimenti il ciclo non è più circolare. L’economia circolare esiste da sempre. La prima ad utilizzare l’economia circolare è la Natura. In natura il concetto di rifiuto non esiste. Il rifiuto di un organismo diventa risorsa per un altro e così via. In natura tutto viene riciclato. L’esempio più semplice ci viene fornito dagli alberi.

Le foglie che in autunno cadono dagli alberi diventano fertilizzante per il terreno attraverso la degradazione da parte di microrganismi e riassorbiti dalla vegetazione in un ciclo continuo. Tutti i rifiuti prodotti dalla natura vengono trasformati in risorse e rimessi in circolo per la crescita del sistema stesso.

Fondamentale per l’economia circolare è la creazione di un sistema impiantistico di riciclo avanzato che consenta ad ogni comunità l’autosufficienza in gestione dei rifiuti e della loro valorizzazione come risorse.

Ad oggi grazie ai passi da gigante fatti dalla ricerca scientifica abbiamo una serie di tecnologie che ci consentono di riciclare quasi tutte le tipologie di rifiuto. Tanto si deve fare ancora soprattutto nella riprogettazione dei beni prodotti al fine di renderli riciclabili in maniera totalmente efficiente ma siamo a buon punto. Per quella piccola quantità di rifiuti che oggi non riusciamo a riciclare è auspicabile l’avvio ai termovalorizzatori come accade in tutto il resto d’Europa.

Non dobbiamo scandalizzarci.

Fare una battaglia sull’utilizzo dei termovalorizzatori mentre i roghi illegali divampano in tutto il paese mi sembra non solo un paradosso ma una ipocrisia che non possiamo consentirci. Parliamoci chiaro, i termovalorizzatori restano per quanto mi riguarda l’ultima spiaggia e noi attualmente l’ultima spiaggia in termini di gestione rifiuti l’abbiamo superata da un pezzo.

Fare i conti con la realtà è fondamentale per affrontare qualsiasi problema e la realtà ci consegna un paese dove si alzano le barricate contro gli impianti e ci s’indigna senza alzare un dito dinanzi ai roghi tossici.

Ricordiamo che un termovalorizzatore ben gestito inquina in 1 ora come 15 auto che percorrono la città senza sosta.

Quanti danni provocano invece i roghi della criminalità?

A voi le dovute riflessioni.

Ad oggi una rete impiantistica di riciclo non si è mai sviluppata in maniera adeguata nel nostro Paese, per mancanza di volontà e capacità. Gli effetti di questa nostra carenza, si sono visti nel momento in cui la Cina non ha più comprato la nostra differenziata da quando ha sviluppato un proprio sistema di raccolta e selezione rifiuti in sintonia con il già esistente e collaudato sistema di impianti di riciclo tale da renderli autonomi ed autosufficienti. Noi invece abbiamo sviluppato buone pratiche di differenziata ma paghiamo l’assenza di un sistema di Riciclo industriale ed è bastato poco per mandarci in tilt. Il solo disinteresse della Cina per la nostra differenziata e subito è partito il “e adesso cosa ne facciamo ?”.

Pensiamo inoltre ai posti di lavoro legati allo sviluppo dell’economia circolare. Tra operatori delle energie rinnovabili e del comparto del riciclo si parla di centinaia di migliaia di posti di lavoro in pochissimo tempo. In paesi come Germania, Olanda, Cina, Canada e Inghilterra l’economia circolare si è attestata come vero e proprio volano di sviluppo in una combo perfetta con la tutela dell’ambiente e l’aumento degli standard qualitativi di vita.

A contrapporsi all’economia circolare c’è l’economia lineare basata su produzione di beni con materia prima vergine – consumo e smaltimento in discarica. L’economia lineare è attualmente il modello in uso nella maggior parte dei casi e prevede l’utilizzo massiccio delle discariche e il consumo delle risorse naturali senza alcun limite.

L’economia lineare a differenza dell’economia circolare si basa sulla non circolarità delle risorse (infatti il rifiuto nell’economia lineare non è una risorsa ma un problema di cui disfarsi) sull’utilizzo di combustibili fossili e su un sistema impiantistico basato interamente sull’utilizzo delle discariche.

L’ecomafia è una forte sostenitrice dell’economia lineare ed è facile capire il perché. Nel sistema ad economia circolare il rifiuto diventando risorsa per l’intero sistema economico cessa di essere “problema” a differenza dell’economia lineare dove non subendo alcun trattamento resta un problema denominato “Emergenza rifiuti”. Proprio nell’emergenza che l’ecomafia raggiunge il suo massimo profitto ed è proprio nell’assenza di un sistema di trasformazione virtuosa del rifiuto che l’ecomafia trova terreno fertile.

L’ecomafia ti risolve un problema ma se il problema non esiste la funzione stessa dell’ecomafia cessa di esistere. A noi spetta il compito di scegliere tra il problema o la soluzione. L’ignoranza o la conoscenza.

L’economia lineare o l’economia circolare. Scegliere di adottare e sostenere lo sviluppo economico circolare per il bene nostro, del Pianeta e delle generazioni future oppure far finta di niente, non guardare il problema (che avanza senza il nostro parere) e restare con l’economia lineare come modello di sviluppo e con tutto ciò che di negativo ne consegue.

A noi dunque la responsabilità delle nostre scelte ben sapendo che in questa scelta non esistono vie di mezzo. O si sostiene l’economia circolare o quella lineare. O si sta con Trump, Salvini e l’economia lineare o con COP 21, il Pianeta e l’economia circolare.

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Sono un sostenitore convinto dell’economia circolare, Antiproibizionista, Garantista e poco propenso ai moralismi e populismi. Ho lavorato per più di 10 anni nel settore della green economy e della consulenza ambientale ricoprendo molteplici incarichi, quali: responsabile impianto di selezione, dirigente gestione ciclo rifiuti, consulente ambientale, risorse umane, responsabile innovazione e tecnologie per l’ambiente, Presidente C.d.A. consorzio per il riciclo dei rifiuti. Autore del libro “la Cultura del rifiuto” Edizioni Efesto 2018. Dall’età di 16 anni sono impegnato in Politica portando avanti battaglie su Ambiente, Diritti civili e sociali, Lavoro e politiche fiscali più vicine ai cittadini. Da sempre promuovo l’adozione di politiche ambientali ispirate ai principi dell’economia circolare come volano di sviluppo in termini di occupazione e tutela ambientale. Sostenitore di battaglie in favore della regolamentazione della cannabis e della prostituzione come modelli efficienti nel contrasto della criminalità organizzata. Ho collaborato e lavorato al fianco di Deputati e Senatori della Repubblica Italiana, Parlamentari Europei e Giunte regionali e locali. In questi anni ho maturato diverse competenze e relazioni, conosciuto molte persone, Paesi e vissuto tante emozioni. Il mio motto è “ Non ho pretese su come partire ma tante pretese su dove arrivare”.