Il cretino libertario

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L’emergenza Covid19 degli ultimi mesi, che ha polverizzato in poco tempo certezze secolari, sulle quali avevamo costruito le nostre comode, ipocrite e insensibili esistenze, ha prodotto una miriade di effetti collaterali, molti dei quali però ci consentono di analizzare la realtà da nuove e inesplorate prospettive.

Ci vorranno anni per decodificare gli effetti che il virus e la conseguente “paura tattile” ha prodotto sulla società, sulle nostre vite e sulle strutture psico-relazionali.

Negli ultimi mesi, però, una nuova tipologia umana, che evidentemente già esisteva sotto mentite ed innocue spoglie, si è imposta con vigore e determinazione: il cretino libertario.

Ma sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco.

Un facile errore potrebbe essere quello di inscrivere tale categoria umana nella galassia della folta fauna acefala che alberga vigorosa nel secolo decadente appena iniziato: insomma, potremmo commettere l’errore di confondere il “nostro” con i negazionisti, i no vax, i terrapiattisti, i complottisti ed altri imbecilli.

E, invece, no: il cretino libertario rappresenta un genus a se stante, con una propria dignità antropologica, con complesse peculiarità e specificità sue proprie.

Cominciamo col dire, che spesso, ma non sempre, è anche erudito e professionalmente affermato e, qualche volta, addirittura colto.

Già per questo, pertanto, non è assimilabile tout court alle categorie sopra menzionate abitate prevalentemente da analfabeti funzionali.

Dal punto di vista fenomenologico, il cretino libertario in questi mesi, mentre le terapie intensive esplodevano e la gente moriva, si è distinto per aver ingaggiato epiche e memorabili battaglie contro  “la mascherina”, i vigili urbani, la fila al supermercato, la carenza di lievito di birra, l’impossibilità di praticare decatlon all’aperto e gli altri insopportabili e liberticidi divieti che la nostra, pur modesta, classe politica imponeva per cercare di arginare l’ecatombe che si preannunciava nefasta.

E, così, il “nostro”, a giorni alterni sciorinava dati e statistiche, formulava nuove innovative “letture” dei dati epidemiologici, stilava una personale classifica dei virologi più accreditati, rilanciava improbabili ricerche di ciarlatani isolati dalla comunità scientifica, si lanciava in interpretazioni costituzionalmente orientate del suo sacrosanto e legittimo diritto di “portare il cane a pisciare”.

In alcuni casi, poi, ha invocato l’applicazione anche nel nostro paese delle politiche libertarie di gestione della pandemia, adottate da altri Paesi come Stati Uniti, Brasile e Regno Unito.

E, poco importa, se tali scellerate politiche abbiano prodotto un disastro sanitario, costringendo i loro mediocri leaders populisti a correre tardivamente ai ripari.

Un altro errore, che pure superficialmente si potrebbe correre, è quello di operare una dicotomica divisione manichea che vorrebbe collocare il “cretino libertario” a Destra.

Niente di più sbagliato.

In questi mesi, infatti, anche la Sinistra si è premurata di offrire testimonianza autorevole di eccellente e dotto “cretinismo libertario”, al punto da dedicare intere pagine di autorevoli quotidiani alle farneticazioni sterili, stantie e ripetitive di intellettuali che paventavano lo “stato d’eccezione”, scomodando la sociologia francese della seconda metà del secolo scorso, fino ad arrivare ai francofortesi….

Una noia mortale.

La solita minestra riscaldata di molta autoreferenziale intellighenzia di Sinistra, oramai assolutamente incapace di decodificare la realtà.

Ma la vera domanda a cui dovremmo cercare di rispondere in coda a questa breve digressione è, però, un’altra.

Insomma, al netto delle posizioni opportuniste della squallida classe politica di opposizione a questo governo, capeggiata dal “cazzaro verde” e dalla “camicetta nera alla vaccinara”, i cui strepiti antiCovid hanno l’unica patetica funzione di attaccare il governo in carica e raccattare qualche voto, i cretini libertari, quelli autentici, quelli veri, da che patologia sono affetti ?

Quali sono, in definitiva, le cause cliniche che inducono la loro invalidante patologia, producendo una sorta di “TIA”, di attacco ischemico transitorio, di black out cognitivo, in soggetti che in altri campi appaiono sostanzialmente sani, “correttamente orientati nello spazio e nel tempo e ben adattati all’ambiente e agli stimoli esterni”?

E se fossero essi stessi portatori di un particolare ceppo di Coronavirus?

Se fossero soggetti infetti, che manifestano il morbo nella forma più subdola, perniciosa e pericolosa, evidenziando tale unico e, allo stesso tempo, devastante sintomo neurologico…. organismi “ospite” di cui l’arguto e spregiudicato patogeno si serve per poter, così, proliferare indisturbato….. ?

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Sono nato nel 1970 in un paesone della Provincia di Napoli della Terra dei Fuochi e per 10 anni ho fatto l’avvocato penalista prima ed il giudice onorario poi. Dal 2008 sono ricercatore di sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegno “Comunicazione interculturale”. Il mio ambito di ricerca riguarda la dimensione del conflitto, soprattutto in una prospettiva culturale e l’analisi dei processi migratori e d’integrazione. Sono giornalista pubblicista e nel 2007 ho fondato la Rivista Italiana di Conflittologia (www.conflittologia.it), mentre nel 2011 ho costituito il Consorzio Universitario per l’Africa ed il Mediterraneo (www.cuam.eu) con l’intento di promuovere e sviluppare l’istruzione universitaria e la ricerca applicata nell’area afro-mediterranea. Sono sempre compulsivamente portato a dire quello che penso, anche se mi sforzo strenuamente per cercare di contenermi. Questo aspetto del mio carattere non credo abbia giovato alla mia vita; ma sono sicuro ne abbia beneficiato il mio fegato. E va bene così. Mi piace il jogging, il krav maga, il vino e il mare del Salento dove mi rifugio, appena possibile, nella mia casa di San Foca. Vivo nel Sannio con Giovanna, Annachiara, Alfonso e Chaplin, il nostro Golden Retriver, che adoro come tutti gli altri animali che evito di mangiare.