Terra dei fuochi: Fenomeno solo Campano? No, tutto Italiano

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Nell’immaginario collettivo quando sentiamo o leggiamo il termine “Terra dei fuochi” ci viene in mente una sola cosa: Campania.

Nella “nomea” rientrerebbero per la precisione quei territori tra il napoletano ed il casertano che spesso vengono chiosati con “Napoletani”. Si sa che noi in Campania siamo abituati alle brutte notizie, agli episodi di criminalità, al malaffare e in fin dei conti ci siamo abituati ad essere considerati un popolo legato a tale nomea. Assuefatti, nostro malgrado a questa “reputazione” di gente che non vuole riscatto perché in fondo ci sta bene come stiamo.

In fondo noi per molti siamo Africa. Siamo una zavorra che ostacola chi invece produce e si sviluppa. In un contesto simile non è semplice riscattarsi, non è semplice risollevarsi e ribellarsi a ciò che quotidianamente ci succede intorno. Svegliarsi una mattina e vedere le cose in un modo diverso. Questa condizione di essere visti “diversamente” è forte e persistente soprattutto da chi avrebbe il dovere istituzionale di difenderci come il Governo attuale.

Te ne accorgi nelle soluzioni che propongono per il Mezzogiorno. Ci confinano in una situazione di perenne assistenzialismo senza alcuna prospettiva di crescita. Non si parla di lavoro, di sviluppo di riqualificazione. Sembra che per i governanti, noi dobbiamo essere improduttivi, piromani seriali e pronti ad “arrangiarci” sempre e comunque, in ogni circostanza.

Dobbiamo sopportare sempre senza mai essere presi in considerazione. Come nel caso dell’ultima lezione del vicepremier Salvini dove ci consigliava di aprire un inceneritore per ogni provincia per risolvere il problema della Terra dei fuochi. Una soluzione che testimonia tutta la pochezza e la scarsa considerazione che il governo ha del problema.

Nessuno ha parlato di Bonificare con urgenza i siti inquinati. Nessuno.

Come se il problema non fosse l’inquinamento accumulato per decenni con rifiuti interrati di ogni tipologia. No. Il problema per il governo è la mancanza di inceneritori. Per Salvini la soluzione è a portata di mano. Imbecilli noi che ad oggi non abbiamo mai pensato ad una cosa così semplice.

Eppure nella sua regione di provenienza, gli inceneritori li stanno chiudendo o comunque sostituendo con impianti tecnologicamente più avanzati. La solita propaganda e le tipiche affermazioni di chi non ha alcuna competenza e non conosce il territorio. Insomma è proprio vero che il sonno della ragione genera mostri.

In questo modo di fare politica, la pratica di rivolgersi ad esperti prima di ogni mossa sembra quasi follia. Tale pratica è in disuso dal momento che si è tuttologi. Puoi sentenziare su tutto e tutti. Nella straordinaria logica politica dei nostri giorni, ti basta prendere un sacco di voti e diventi esperto in tutto. Oggi va di gran moda il modo di dire “candidati, fatti eleggere e poi parla”.

Per quale strano motivo i ricercatori che studiano l’inquinamento ed il riscaldamento globale dovrebbero saperne più di un premier o ministro eletto dal POPOLO?.

Perché? Bah.

Se solo ascoltassimo di più invece di sentenziare. Se solo chiedessimo un parere in più agli esperti invece di deriderli. Forse saremmo una società sana. Il POPOLO dà alla testa e non solo di chi governa. Lo stesso POPOLO si autoalimenta di euforia, un turbine di follia che ti incattivisce e ti divide e tendono a seguire il più euforico tra gli euforici.

Detto questo ritorniamo sulla terra dei fuochi cercando di fare un po’ di chiarezza.

Tra il 2014 ed il 2017 ci sono stati in Italia 261 maxi incendi di siti dove erano trattati rifiuti. Di questi, 124 nel Nord Italia e 62 nel Sud Italia. Per la precisione i 261 roghi sono così ripartiti: 124 Nord Italia (47,5%) ; 43 nel Centro (16,5%) ; 62 nel Sud (23,7%) e 32 nelle Isole (12,3%). Dopo aver letto questi dati siete ancora convinti che la Terra dei fuochi sia un problema solo del Sud?

Tutto il Paese da Nord a Sud sta vivendo questa drammatica situazione e vedere il problema come terra dei fuochi piuttosto che ITALIA non aiuta, divide e non crea soluzioni.

Il fenomeno va inquadrato necessariamente in una visione strategica nazionale.

Il problema è nazionale. Mancano impianti di riciclo e recupero di materia ed un piano strategico nazionale. Manca la rete impiantistica e ancor di più manca una gestione della risorsa rifiuto in un sistema di connessioni tra i vari soggetti.

Ad oggi, causa mancanza di impianti di trattamento finale dei rifiuti ci troviamo in un sistema monco dove i rifiuti vengono raccolti, selezionati e stoccati in attesa di essere portati in impianti ad hoc per la trasformazione in nuova materia.

I centri di stoccaggio si riempiono in pochissimo tempo raggiungendo e superando in breve tempo il loro limite quantitativo.

A questo punto le polveriere sono pronte.

È proprio in questa situazione che nascono i roghi. In un sistema che non sa come trasformare i rifiuti, questi girano e girano da un sito di stoccaggio all’altro nella speranza che qualcuno alla fine li possa accettare.

Da sud si spostano a nord da nord a sud e via passando per il centro e per le Isole spesso diretti anche verso l’estero. In seguito al blocco cinese le quantità di rifiuti accumulati sono cresciute rapidamente e i roghi non si sono fatti attendere. Prima la Cina era il nostro impianto finale e prendeva dall’Italia circa il 12% della plastica nazionale e 1,5 milioni di tonnellate di carta l’anno.

Oggi la Cina vuole solo granuli di polimero per la plastica e la qualità della nostra non soddisfa gli standard del mercato. Abbiamo perso il nostro impianto finale e ci siamo dimostrati impreparati a cavarcela da soli. Incapaci di trasformare i nostri rifiuti in risorsa. Le soluzioni al blocco cinese non si sono fatte attendere peccato siano arrivate dalla parte sbagliata. In questo scenario di incapacità e mancanza di riferimenti autorevoli si sono attivate due realtà non molto differenti tra loro: ecomafia e crimine d’impresa.

L’ecomafia la conosciamo tristemente tutti. Predilige l’interramento dei rifiuti e le discariche, raggiungendo i suoi picchi negli affari criminali durante le emergenze. Si occupano dei traffici illeciti di rifiuti e sono i partner del lavoro nero. Vive solo grazie alla mancanza di un sistema di riciclo e gestione virtuosa dei rifiuti.

Il crimine d’impresa invece è caratterizzato dalla componente “impresa” appunto. Imprenditori che poco hanno a che fare con il mondo dell’impresa e che trovandosi a gestire siti di stoccaggio senza alcuna competenza e a prezzi di mercato troppo bassi per poter essere regolari, appena vedono i loro capannoni al limite bruciano tutto.

Un modo semplice di guadagnare tutto e subito facendo sparire ogni traccia di gestione illecita. Il crimine d’impresa si alimenta grazie alle imprese che decidono di smaltire i propri rifiuti in cambio di un forte risparmio economico. Sono consapevoli che il troppo risparmio non è sinonimo di regolarità eppure decidono di farlo, rientrando di fatto nel crimine d’impresa.

La causa di tutto ciò è sempre una sola: la mancanza di impianti di riciclo e di un sistema ben organizzato. Un sistema ben organizzato su base economica circolare non solo favorirebbe l’occupazione e la tutela della nostra salute e dell’ambiente ma favorirebbe costi di smaltimento molto più convenienti per le aziende.

Solo in un sistema del genere i rifiuti diventerebbero RISORSE.

Per fortuna la mala impresa è la minoranza in questo Paese ma comunque gli effetti sono devastanti su tutto il territorio. La soluzione degli inceneritori per contrastare il fenomeno è una microscopica goccia in un mare di problemi. Non puoi contrastare un sistema facendo un inceneritore per provincia.

Il primo passo da fare e con urgenza è la BONIFICA dei terreni inquinati. Li conosciamo e sappiamo dove intervenire. Lo sanno benissimo i cittadini che vivono in quelle zone e che ormai hanno perso la fiducia nelle istituzioni e forse è il caso di dire che hanno perso la fiducia nel genere umano. Un inceneritore come quello di Acerra o Brescia produce circa 150/160.000 ton di ceneri tra pesanti e leggere su un quantitativo totale di rifiuti trattati pari a 720.000 ton/anno.

Queste ceneri dovrebbero essere in parte trattate in impianti specifici come il caso delle pesanti ed in Campania non esistono tali impianti e per le leggere esiste la discarica. Come risultato dell’incenerimento oltre alle ceneri abbiamo le sostanze tossiche liberate in aria che dati scientifici sono più di 200.

Tra queste le emissioni più conosciute di sostanze tossiche, sono le diossine, Pm10, Pm 2,5, furoni e metalli pesanti, giusto per citarne qualcuno.

Con questo non voglio creare particolari allarmismi. Se andiamo a vedere gli inquinanti prodotti dal traffico automobilistico non ci discostiamo di molto.

Quello che bisogna capire è che non servono altri inceneritori. Possibilmente quelli già esistenti dovrebbero essere sostituiti con modelli di ultima generazione ed utilizzati e strutturati solo per quel quantitativo di rifiuti che non possono essere avviati a riciclo. Mettiamo di arrivare al 99% di RD (raccolta differenziata) e riciclo, c’è sempre l’1% di rifiuti che in nessun modo possiamo riciclare.

La soluzione per questo 1% non può essere la discarica molto più inquinante dell’incenerimento. Servono ma solo come impianti complementari al riciclo.

In tutta Europa l’uso degli inceneritori sta diminuendo con l’aumentare del riciclo. Un caso emblematico è il caso di Amburgo in Germania. Con i suoi 2 milioni di abitanti ha 4 inceneritori che trattano ciascuno circa 1.500 ton giornaliere di rifiuti e producono elettricità e riscaldamento per circa 3.600 abitazioni. Loro utilizzano dagli anni 80 gli inceneritori solo per quella frazione di rifiuti che non può essere avviata a riciclo ed oggi guardano già ad investimenti per diminuirne l’utilizzo favorendo sempre di più la circolarità delle risorse.

La gestione di questi inceneritori è totalmente trasparente ed i cittadini sono costantemente informati e resi partecipi di tutto. Sono consapevoli di poter passare da 4 inceneritori a 1 ma sono anche consapevoli di non poter eliminare del tutto gli inceneritori perché in alternativa alle discariche i rifiuti non riciclabili devono essere trattati con la tecnologia migliore al momento disponibile.

Come fare dunque ad evitare gli inceneritori?

Bisogna necessariamente cominciare dalla produzione di beni. Cominciare a produrre beni totalmente riciclabili. La riprogettazione dei beni di consumo è fondamentale ma ci vuole tempo e grande volontà da parte di tutti.

Ritornando alla soluzione dobbiamo BONIFICARE e in parallelo avviare la creazione di una rete impiantistica di trattamento dei rifiuti basata sul riciclo, in grado di trasformare i rifiuti in nuova materia (MPS) materia prima secondaria.

Una legislazione che favorisca l’utilizzo di materia prima secondaria e mi riferisco all’end of west che disciplina quando un rifiuto diventa risorsa e che oggi in Italia è ferma al palo creando lo stallo totale del sistema e delle tante aziende che invece vogliono trasformare i rifiuti in risorsa e salvaguardare l’ambiente.

Servono impianti per la trasformazione dei rifiuti organici in compost e biometano. Serve un mercato delle materie prime seconde. Servono politici e amministratori capaci.

In ultimo ma non meno importante, serve un nuovo modo di pensare e vedere i rifiuti da parte di tutti noi. Una nuova consapevolezza collettiva dove non c’è benessere del singolo se gli altri stanno male. Dobbiamo ritornare a pensarci e a viverci come comunità.

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Sono un sostenitore convinto dell’economia circolare, Antiproibizionista, Garantista e poco propenso ai moralismi e populismi. Ho lavorato per più di 10 anni nel settore della green economy e della consulenza ambientale ricoprendo molteplici incarichi, quali: responsabile impianto di selezione, dirigente gestione ciclo rifiuti, consulente ambientale, risorse umane, responsabile innovazione e tecnologie per l’ambiente, Presidente C.d.A. consorzio per il riciclo dei rifiuti. Autore del libro “la Cultura del rifiuto” Edizioni Efesto 2018. Dall’età di 16 anni sono impegnato in Politica portando avanti battaglie su Ambiente, Diritti civili e sociali, Lavoro e politiche fiscali più vicine ai cittadini. Da sempre promuovo l’adozione di politiche ambientali ispirate ai principi dell’economia circolare come volano di sviluppo in termini di occupazione e tutela ambientale. Sostenitore di battaglie in favore della regolamentazione della cannabis e della prostituzione come modelli efficienti nel contrasto della criminalità organizzata. Ho collaborato e lavorato al fianco di Deputati e Senatori della Repubblica Italiana, Parlamentari Europei e Giunte regionali e locali. In questi anni ho maturato diverse competenze e relazioni, conosciuto molte persone, Paesi e vissuto tante emozioni. Il mio motto è “ Non ho pretese su come partire ma tante pretese su dove arrivare”.