Gli altri sono loro

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Un tempo gli altri eravamo noi, oggi gli altri sono loro.

Osservando la realtà italica si ha sempre più l’impressione che ciò che sta prendendo piede altro non si che una forma di spasmodica difesa del proprio piccolo spazio vitale, in un sistema che non consente più alle persone di sentirsi sicure, protette, integrate. Tutto nel nostro paese appare ingiusto: giusto lavoro, giusto compenso, giusta assistenza sanitaria, e così via. La reazione alla precarietà è la difesa del proprio nucleo familiare, con la famiglia che si sostituisce totalmente alla società.

Il risultato è la disgregazione e la sopraffazione, che diventano esigenze culturali collettive. Per gli altri non c’è posto, non c’è lavoro, non ci sono sufficienti risorse. E’ un modo di ragionare figlio della nostra incapacità di ripensare il futuro, di costruirlo e governarlo. La paura attecchisce nell’incertezza e nella disperazione e così il dibattito sullo ius soli torna a mettere gli uni contro gli altri dei soggetti che spesso sono perfettamente integrati, vivono, studiano e lavorano insieme, ma per la legge sono stranieri gli uni rispetto agli altri.

I libri di storia sono pieni di esempi di cittadinanza concessa in ragione della manifesta condivisione e tutela dei valori sociali del paese ospitante.

Uno Stato che voglia favorire la qualità della propria cittadinanza dovrebbe integrare i virtuosi, chi si distingue per operosità ed altruismo, chi dà prova di attaccamento al paese. Noi no, coltiviamo lo spauracchio dell’altro e del diverso, anche quando tutto ciò che c’è di diverso nell’altro non reca alcun danno, ma al contrario, è un valore aggiunto alla nostra comunità.

E’ una moda, passerà anche questa. Prima erano i terroni, che andavano a rubare donne e lavoro “giù” al nord, ora sono quelli con la pelle scura, in un’equazione che vede l’uomo dalla pelle scura come possibile stupratore, a prescindere.

Il non riuscire a costruire città vivibili, la mancanza di opportunità per le famiglie, la mancata valorizzazione dei cittadini e degli stranieri che si distinguono, diventano una sorta di grande bruttezza, che alimenta e cuoce la diffidenza, ingigantisce falsi mostri ed ologrammi.

Il feroce Saladino è spesso un amico, ma vallo a spiegare a chi ha visto solo un film dell’orrore nel circondario della sua esistenza. E’ difficile, certo, ma passerà anche questa. I ragazzi si stanno organizzando, sfuggendo alla catalogazione che li vorrebbe ottusi, cattivi e disinteressati.

Le proteste contro il disastro ambientale, le continue manifestazioni di solidarietà verso i compagni stranieri, siano essi compagni di classe, di squadra, di gioco, mostrano che il domani potrà essere migliore di quello che temiamo. Quello che è certo, è che i saggi e i sapienti che provano a dare lezioni, non hanno fatto nulla per costruire modelli in cui gli altri torniamo ad essere noi.