Vago dunque…nel vago

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“Lo deciderete voi da casa come è morto Marco Pantani!!!” Erano i tempi di Aldo Biscardi, del Processo del Lunedì, o delle versioni mai rivedute e scorrette che seguirono ed il grande Aldo vaticinava le possenti imprese del “webbe”.

Io quella frase me la ricordo ancora. Una sorta di “Tutta di lana, Lidia”, in stile “Lessico familiare”. La decisione sul mondo affidata al televoto, ed oggi la storia si ripete. E’ il caso Salvini, l’affaire Diciotti, la scelta sull’autorizzazione al processo per il leader totaleghista.

Una vicenda che tocca da vicino la politica del diritto, quella sfera finale e conclusiva, in cui la legge si fa politica della legge, rapporto tra valori e codici, sentire e giustizia, legalità e morale. La politica, se vuole rivendicare il suo primato, non può affidare le fasi operative di un delicato intervento al testicolo destro di Rosso Siffredi alla casalinga di Voghera.

Ecco dunque il mio tilt, il rifugio nella coperta di Linus del giurista, che ripudia Forum, odia la banalizzazione della complessità e del sapere specifico.

Ritorna il mio alter ego, uno dei tanti, ovvero il radical chic sociopatico che scrive su questo giornale.

Vago dunque nel vago, nell’orrore della liquida torcida pro o contro il capitano, sognando orde di geometri, carpentieri, alcolisti ed onanisti omonimi, che discettano di sequestro di persona, con la stessa scientifica e psicologica scienza con cui Mr. Bean analizza il mondo che lo circonda.

La ricerca di un mito leggendario adeguato alla circostanza mi dissuade da una valutazione più approfondita sulla serena imparzialità con cui la piattaforma che racchiude la base grillina ha proposto il giudizio.

Volete voi che il buon Matteo venga ingiustamente processato, ignorando che ha agito per l’interesse del popolo, o desiderate che non venga toccato, garantendo quella libera ed intangibile sfera di agibilità che ogni nostro alleato dovrebbe possedere? Si, lo ammetto, ho edulcorato e travisato, fuorviato e distorto, perché le parole in realtà non sono proprio queste, ma chi ha letto converrà che la ratio è conforme, e così sia.

Il crepuscolo della ragione è un’eterna zona di ripetitività dell’orrore, condito da distese invalicabili di irragionevolezza. Un deserto di parole, vuoto di idee, in cui la luna tramonta all’olimon, e i palmipedon, neppur.

E così, mentre il vostro neogrammatico impazzisce, scosso elettricamente dal diabolico ghigno dello stregatto appena sfornato, si assiste al trionfo dello sciapo. Sia chiaro, io non sto affatto parlando di Matteo Salvini, del sequestro, dei porti, o dei reati. A questo articolo tali fatti interessano assai poco.

Qui si narra della perduta gente che degrada la scelta politica a fatto di piazza, una moderna Barabbiade, con Matteo nei panni del Nazareno, ad ingenerare spunti sagaci per una satira della mistura, tra i Mattei antitetici ed i patti tra orridi consanguinei.

Si assiste forse oggi ad una definitiva perdita dell’innocenza del Movimento 5 Stelle, che passa dal più sfrenato amore per i processi, alla distillazione dei precetti di Orwell. Domani tutti i politici inquisiti saranno da processare, meno uno, meno inquisito degli altri.

E così, di deroga in deroga, di rinuncia in rinuncia, mentre i giornali cominciano a far aleggiare lo spettro del prolungamento del potere, per gli eletti, oltre il secondo mandato, un grande movimento di popolo si interroga sulla sua purezza, tra sondaggi che annunciano un pesante ridimensionamento e i colpi della realtà che maciullano i tetti di marzapane di redditolandia.

Giornata mondiale del gatto, diario di borgo, U. S., ma riferita alla mia ultima abboffata domenicale. La coscienza di zero, il film in bianco e nero di Mr. MoJo “RisinG”.