Cronaca di una morte annunciata

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Negli ultimi giorni diversi sondaggi hanno registrato gli umori degli italiani rispetto ai diversi partiti politici e, così, la statistica sembra confermare l’aria che si respira nel Paese, nei bar, negli uffici, in palestra, in pizzeria.

Il “contratto di governo” per i 5 Stelle è stato un autentico suicidio e, così, saranno fagocitati dalla Lega e da Matteo Salvini.

Il sondaggio “Ipsos” registra, infatti, una “Lega” che guadagna ancora punti, con un consenso in continua ascesa che la porta al 36,2 %, staccando definitivamente il M5s, che registra un gradimento del 27,7 %.

Il Pd è al 16,8 per cento: ma questa è un’altra storia.

Una storia drammatica.

Anche per quanto riguarda il gradimento nei confronti dei singoli leader, “Ipos” rileva un deciso arretramento per Di Maio: per la prima volta, infatti, le valutazioni negative prevalgono su quelle positive nei suoi confronti (46% contro 41%).

Sale invece Salvini, che si attesta al 60% e riduce il suo divario dal Presidente del Consiglio. Tale Giuseppe Conte.

Anche secondo l’altro sondaggio elettorale, realizzato dall’Istituto “Tecné”, gli italiani sarebbero molto preoccupati per la manovra economica del Governo ma, allo stesso tempo, pronti a sostenere con maggior forza le rivendicazioni della Lega e di Matteo Salvini, che anche per “Tecné” si accredita con percentuali sovrapponibili a quelle registrate dal sondaggio “Ipsos”.

Ma quali sono le cause di questa inesorabile flessione dei “Pentastellati” e del loro “leader” Luigi Di Maio.

Si, lo so che i 5 Stelle avevano detto che “uno vale(va) uno” e che nel “Movimento” non c’erano leader.

Ma questa è roba che appartiene, oramai, al passato.

Come pure appartengono al passato le “dirette streaming” delle riunioni del movimento, “l’espulsione degli indagati”, la “democrazia digitale” e l’avversione per la televisione.

Per la cronaca, la riconciliazione col “tubo catodico” avvenne con la solenne partecipazione di Beppe Grillo, nientedimeno che a “Porta a Porta”. Come officiante, uno straordinario Bruno Vespa.

Ma basterà questa metamorfosi a spiegare l’incipiente tramonto della stella grillina?

Certo, si potrebbe aggiungere che il tradimento è ben più ampio e profondo.

Anche sul versante più propriamente governativo l’inganno è consumato.

Il “reddito di cittadinanza” non è stato varato al primo consiglio dei ministri come promesso, ma tra rinvii e incertezze, se ne riparlerà nel 2019.

Come pure del dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, che sarebbe stato approvato col primo decreto del primo Consiglio dei ministri, non si sa nulla.

E che dire, della promessa di tagliare 30 miliardi di sprechi e privilegi, per ottenere risorse utili per le famiglie italiane?

E l’eliminazione di 400 leggi inutili e l’istituzione di “un Comitato Parlamentare di Controllo e una Commissione di Studio con lo scopo di fare una ricognizione delle norme vigenti, per verificare di volta in volta gli effetti delle leggi già approvate e quindi di decidere se modificarle o abrogarle?

E gli asili nido gratuiti per le famiglie, in modo da poter favorire la conciliazione famiglia-lavoro?

E, ancora, la chiusura del cantiere TAP “entro due settimane”?

Nulla di nulla.

Insomma, a voler essere teneri: dei cazzari senza vergogna e senza ritegno.

Ma basta tutto ciò a decretarne la fine?

Non credo.

Del resto quel fuoriclasse della “supercazzola” che è stato Silvio Berlusconi è durato 20 anni, per “saltare” come un redivivo Caligola solo quando, oramai eravamo sull’orlo del precipizio: tra spread, prostitute, nani e ballerine.

Certo, Berlusconi non è Di Maio, ci mancherebbe altro, ed ha ragione il (ex) cavaliere quando dice che quelli come Luigi Di Maio nelle sue aziende “pulirebbero i cessi”.

Ma la sostanza politica non cambia: cazzaro era il primo, cazzari sono i secondi.

E, poi, non è che Matteo Salvini tra la promessa di eliminazione delle accise sulla benzina, flat tax ed altre menzogne, sia molto più serio e coerente.

E, allora, perché Berlusconi è durato un ventennio, Salvini cresce e Di Maio è al tramonto?

La spiegazione, come al solito, è politica.

Quando sei al Governo, non puoi limitarti al “vaffa”, soprattutto se non possiedi sostanza politica, se non hai un blocco sociale, politico, ideologico ed economico di riferimento.

Berlusconi, infatti, faceva riferimento ad un blocco sociale ed economico ben definito e strutturato: il ceto medio e medio-alto, le professioni, le partite iva, l’impresa.

Anche Salvini, per altri versi, ha un blocco politico-ideologico (ed in parte economico) di riferimento, molto forte, che è capace di guardare ben oltre il becero populismo qualunquista che Matteo starnazza sui social, e di scorgere, in controluce, il cuore nero di una destra estrema e feroce, oggi molto in voga.

Tutto questo non può dirsi dei “5 Stelle” assolutamente privi di consistenza politica e capaci solo di raccogliere, in un contenitore aspecifico, rabbia, indignazione, malcontento, delusione di un popolo affamato ed ingannato dalle classi dirigenti degli ultimi anni.

Pertanto, il contenitore “5 Stelle” contiene pulsioni, ideologie e valori diversissimi tra loro e, spesso inconciliabili ed ingovernabili, che vanno dall’estrema destra, all’estrema sinistra, passando per il centro.

Ebbene, questo coacervo di istanze rozze e indifferenziate, lo puoi tenere insieme solo con una narrazione ed una retorica antigovernativa e di “opposizione”.

Quando vai al governo, invece, devi prendere delle decisioni e le scelte contengono connotazioni politiche, ideologiche, economiche e sociali.

E, queste scelte il “movimento” non può permettersele, è troppo il coefficiente di diversità che ha al suo interno.

A ciò si aggiunga che tra la copia e l’originale l’elettore, solitamente sceglie l’originale.

E, così, le pulsioni destrofile inespresse le fagocita la Lega, quelle di sinistra le fagociterà il PD, quando ce ne sarà uno, per adesso andranno nel contenitore dell’astensione.

L’unica possibilità per sopravvivere, allora, è quella di svoltare, di costruire un movimento fatto di correnti, di luoghi di discussione, di “sezioni”, di dissenso, capace di tenere insieme le diverse anime, le differenti ideologie.

Insomma, l’unica via d’uscita per i “grillini” è quella di costruire un partito vero: un partito di stampo novecentesco.

Ma tutto questo Gigino, Toninelli, Bonafede, Lezzi e compagnia cantando non saranno in grado di realizzarlo. Non ne hanno la stoffa.

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Sono nato nel 1970 in un paesone della Provincia di Napoli della Terra dei Fuochi e per 10 anni ho fatto l’avvocato penalista prima ed il giudice onorario poi. Dal 2008 sono ricercatore di sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegno “Comunicazione interculturale”. Il mio ambito di ricerca riguarda la dimensione del conflitto, soprattutto in una prospettiva culturale e l’analisi dei processi migratori e d’integrazione. Sono giornalista pubblicista e nel 2007 ho fondato la Rivista Italiana di Conflittologia (www.conflittologia.it), mentre nel 2011 ho costituito il Consorzio Universitario per l’Africa ed il Mediterraneo (www.cuam.eu) con l’intento di promuovere e sviluppare l’istruzione universitaria e la ricerca applicata nell’area afro-mediterranea. Sono sempre compulsivamente portato a dire quello che penso, anche se mi sforzo strenuamente per cercare di contenermi. Questo aspetto del mio carattere non credo abbia giovato alla mia vita; ma sono sicuro ne abbia beneficiato il mio fegato. E va bene così. Mi piace il jogging, il krav maga, il vino e il mare del Salento dove mi rifugio, appena possibile, nella mia casa di San Foca. Vivo nel Sannio con Giovanna, Annachiara, Alfonso e Chaplin, il nostro Golden Retriver, che adoro come tutti gli altri animali che evito di mangiare.