Non abbiamo più tempo

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In questi giorni è su tutti i canali d’informazione, la notizia catastrofica dell’imminente arrivo per il nostro Pianeta del tanto temuto “Punto di Non Ritorno”.

Il punto che una volta raggiunto segna il conto alla rovescia verso il declino del Pianeta e della razza umana.

L’Istituto Superiore della Sanità (ISS) ci consegna dati scientifici che poco lasciano al pubblico dibattito. Alla conferenza per il cambiamento climatico a Roma, il Presidente dell’ISS Gualtiero Ricciardi tuona con un inequivocabile “Non possiamo perdere tempo.  Non abbiamo più tempo”.

Il Presidente ci spiega: “Abbiamo tempo due generazioni, 20 anni, per salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori”. Ci restano solo 20 anni per arrestare concretamente la nostra autodistruzione. I dati non lasciano dubbi.

In Europa attualmente i decessi legati ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno e, scaduti i famosi 20 anni senza alcuna concreta azione per fermare il declino, i decessi passeranno da migliaia a milioni.

Nel 2003 i decessi legati all’aumento delle temperature sono stati circa 70.000. Era solo il 2003. Ad oggi in Italia i ricoveri pediatrici legati all’inquinamento sono il 12% dei ricoveri pediatrici totali.

L’obiettivo dell’ISS non è spaventare o allarmare, semplicemente fornire dati scientifici utili a politica ed istituzioni per attivare una risposta immediata e concreta.

A livello globale, l’inquinamento provoca 9 milioni di decessi l’anno e nel 2050 senza contromisure adeguate i 9 milioni potrebbero raddoppiare. La soluzione è sul tavolo delle potenze mondiali dai primi anni ’70.

Abbandonare i combustibili fossili in favore di energie rinnovabili e utilizzare le risorse naturali in maniera sostenibile, dando al Pianeta la possibilità di rigenerarle. Una gestione dei rifiuti votata al riciclo e alla riduzione come previsto dall’ Economia Circolare. La circolarità delle risorse e le azioni necessarie ad ottenerla resta l’unica strada possibile.

Era il primo agosto quando venne annunciato l’EARTH OVERSHOOT DAY, ovvero il giorno in cui l’umanità consuma tutte le risorse prodotte dal Pianeta.

Ogni anno consumiamo 1 Pianeta e ½ e col passare del tempo aumentiamo la nostra voracità.

Per soddisfare i nostri bisogni un Pianeta non ci basta.

Le notizie e le continue info sulla salute del nostro Pianeta non sono servite e non servono a farci cambiare il nostro modo di vivere, al di sopra delle nostre possibilità, votato al consumo insostenibile e frenetico.

La nostra coscienza sembra essere incapace di recepire i segnali e i dati scientifici incontrovertibili che ci consegnano il sistema VITA sempre più fragile e malato.

Sembra quasi non interessare a nessuno, eppure il Pianeta è la nostra casa, la nostra unica ed insostituibile CASA.

L’allarme è chiaro “Non possiamo più perdere tempo”.

Il problema del riscaldamento globale è noto a tutti dai primi anni 70 e cosa è stato fatto in questi 49 anni per fermare la catastrofe? Nulla, se non qualche azione ad intermittenza e qualche annuncio. Azioni singole per arginare il problema di singoli paesi servono a ben poco.

Il problema è globale e va affrontato in maniera globale. Serve Cooperazione.  Nessuno può e deve sentirsi escluso da questa battaglia che ormai è diventata per la sopravvivenza dell’intero genere umano. Paesi come il Brasile di Bolsonero che aumentano la deforestazione dell’Amazzonia e le centrali a carbone o paesi Come gli Stati Uniti e Polonia che hanno dichiarato di non voler ridurre l’utilizzo di combustibili fossili e anzi annunciano la creazione di nuove Centrali a carbone non incidono solo per il loro Paese ma per l’intero Pianeta.

Dobbiamo essere consapevoli che l’aumento delle temperature non solo produrrà la scomparsa di gran parte delle terre emerse oggi conosciute (l’esempio più diffuso per noi è la scomparsa di Venezia e parte delle Alpi) ma l’estinzione di molte specie che oggi popolano il Pianeta e noi non siamo immuni a questa estinzione.

Nel 2050 senza azioni di contrasto, le giornate di caldo devastante potrebbero passare da poche decine all’anno a circa 200 l’anno con tutte le conseguenze conosciute.

Proprio in questi giorni e proprio in Polonia si è insediata la COP24 per affrontare con urgenza il cambiamento climatico. L’ultimo G20 non fa ben sperare dal momento che in questa riunione, nessuna decisione è stata presa. Si temporeggia.

Abbiamo ancora tempo? No.

Il Pianeta grida aiuto e noi prendiamo tempo. Tempo per cosa? Il Pianeta ha bisogno di essere salvato per salvare noi stessi e chi oggi ha la responsabilità di rappresentare intere Nazioni ha il dovere di salvarlo con ogni mezzo disponibile e in tempi rapidi.

Se non ora, quando?

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Sono un sostenitore convinto dell’economia circolare, Antiproibizionista, Garantista e poco propenso ai moralismi e populismi. Ho lavorato per più di 10 anni nel settore della green economy e della consulenza ambientale ricoprendo molteplici incarichi, quali: responsabile impianto di selezione, dirigente gestione ciclo rifiuti, consulente ambientale, risorse umane, responsabile innovazione e tecnologie per l’ambiente, Presidente C.d.A. consorzio per il riciclo dei rifiuti. Autore del libro “la Cultura del rifiuto” Edizioni Efesto 2018. Dall’età di 16 anni sono impegnato in Politica portando avanti battaglie su Ambiente, Diritti civili e sociali, Lavoro e politiche fiscali più vicine ai cittadini. Da sempre promuovo l’adozione di politiche ambientali ispirate ai principi dell’economia circolare come volano di sviluppo in termini di occupazione e tutela ambientale. Sostenitore di battaglie in favore della regolamentazione della cannabis e della prostituzione come modelli efficienti nel contrasto della criminalità organizzata. Ho collaborato e lavorato al fianco di Deputati e Senatori della Repubblica Italiana, Parlamentari Europei e Giunte regionali e locali. In questi anni ho maturato diverse competenze e relazioni, conosciuto molte persone, Paesi e vissuto tante emozioni. Il mio motto è “ Non ho pretese su come partire ma tante pretese su dove arrivare”.