Il 2018 di Batman e Robin: Giggino Matteo e i giovani senza futuro

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Il GOVERNO GIALLOVERDE governa oramai da sei mesi e con l’anno nuovo avrà abbondantemente compiuto il suo giro di boa.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: a dir poco deludenti.

Cosa ne pensa nel profondo la “base dei 5 stelle”?

Te ne accorgi se chiedi conto dei risultati del “GOVERNO GIALLOVERDE” al militante di turno, anche a quello più accanito e fedele… subito diventa evasivo, nebuloso, imbarazzato, quando non addirittura, irritato, nervoso e aggressivo: ti parlerà dei disastri dei passati governi e poi ti dirà che bisogna aspettare, non essere impazienti. Insomma la nenia è un po’ la stessa dell’esperienza fallimentare della sindaca Raggi a Roma: bisogna darle fiducia e tempo.

Del resto, bastava un pò di buon senso o, se volete, di senso della realtà, per comprendere che non era possibile togliere le accise sulla benzina, realizzare la flat tax, abolire la Legge Fornero, rimpatriare 500 mila clandestini, come promesso da “BATMAN-SALVINI”, né erogare il reddito di cittadinanza, bloccare il cantiere TAP, la TAV o procedere alla riconversione economica dell’Ilva, come promesso da “ROBIN-DI MAIO”.

La verità è che anche il “5 stelle” più invasato, oramai, in cuor suo comincia a rendersi conto che Di Maio e compagni, di fiducia ne hanno avuta tanta ed anche il tempo a loro disposizione non è stato poco: insomma, oramai è chiaro anche a loro che la montagna ha partorito il topolino. E, forse, neanche quello.

Ma questo atteggiamento dei “grillini” è comprensibile: cosa altrimenti dovrebbero fare?

Riconoscere che sono stati gabbati, ingannati, truffati e che le loro esistenze rimarranno tragicamente le stesse, perché nulla cambierà?

La tanto attesa “MANOVRA DEL POPOLO”, che poi si è miseramente materializzata in questi giorni, è stata una patetica farsa che non produrrà lavoro, né benessere, finirà di indebitare i nostri figli e porterà il nostro già malandato Paese al definitivo collasso.

In tutto questo disastro, gli unici che hanno trovato un lavoro sono stati quell’armata brancaleone di incompetenti, nullafacenti e parassiti che il POPOLO ha mandato in Parlamento: si chiamano Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Rocco Casalino, Laura Castelli, Danilo Toninelli, Paola Taverna, per citare solo i più conosciuti e senza considerare quell’esercito di ectoplasmi che sono stati catapultati alla Camera e al Senato dei quali non si hanno notizie.

Come prevedibile, questi sedicenti “TRIBUNI DELLA PLEBE”, in pochi mesi, hanno rinnegato tutto quello che di mirabolante avevano promesso, pre-occupandosi esclusivamente dei loro interessi personali.

Come tutti gli altri, direte voi.

Appunto, come tutti gli altri.

Insomma, poveracci i supporters “grillini”: quando li incontro, provo nei loro confronti sentimenti autentici di affetto, tenerezza ed umana pietas.

Ma bando ai sentimentalismi.

La domanda da porsi è un’altra: come è stato possibile che milioni di persone, tutto sommato alfabetizzate, abbiano creduto alle favole?

La potenza dei populismi risiede nella capacità di far sentire i nullatenenti, gli ultimi, gli esclusi, i marginali, quelli che non contano nulla, gli scarti del sistema sociale… delle “persone” importanti; di rafforzare la loro identità, di fare in modo che si percepiscano come capaci di incidere e modificare la realtà circostante, di avere un ruolo nel mondo.

E, così, la vera forza di Hitler fu quella di far sentire, non di convincere si badi bene, i giovani senza futuro e gli appartenenti alle classi più povere e depotenziate, come parti di un grande progetto, come coloro che avrebbero finalmente cambiato prima il paese, poi il mondo intero.

L’efficacia della narrazione populista, pertanto, sta nella sua capacità di dare la sensazione anche a chi non conta nulla di “essere”, di esistere, di decidere, di avere una possibilità.

Certo, qui non stiamo parlando di Hitler, di Nazismo o di Stalinismo: da noi la situazione “è grave, ma non è seria”. E meno male.

E, così, l’errore più grande del “VETERO BERLUSCONISMO MORENTE”, come pure del PD e della Sinistra degli ultimi trenta anni, è stato quello di dare la sensazione e, probabilmente anche di essere, una corte esclusiva, fatta di nani e ballerine il “BERLUSCONISMO”, un club privato di amici degli amici il “RENZISMO”.

La “corte berlusconiana”, abitata da prostitute, nani politici e bari da galera, ha tradito il “presidente operaio”: quella eccezionale metafora populista, straordinariamente efficace, inventata da Silvio Berlusconi, capace di comunicare all’elettore medio, al cittadino medio, all’uomo medio, un messaggio che suonava più o meno così: “anche tu puoi farcela, si proprio tu che non sei nessuno puoi avere successo, puoi diventare un uomo di successo come me!”.

Allo stesso modo, il “giglio magico”, la consorteria pluto-massonica renziana, abitata da Luca Lotti, Elena Boschi e dagli amici degli amici del familismo amorale, ha finito col demolire la metafora del populismo renziano, anch’essa straordinariamente efficace, del “rottamatore”, dell’uomo nuovo, capace di distruggere le incrostazioni del potere costituito, barocco, senile, ingordo ed escludente e dare finalmente spazio al POPOLO, ai giovani.

E, così, complice una crisi economica mondiale, sono comparsi sulla scena i nuovi super eroi, Batman e Robin: Giggino e Matteo, gli interpreti del nuovo populismo 3.0: quello della rete, dei social, dei post con la nutella e della divisa della polizia, indossata come la maglia della squadra del cuore, della saccente ignoranza e dell’incompetenza esibita.

Perché il loro populismo ha avuto successo, perché funziona?

Evidentemente per le stesse ragioni che fanno la fortuna di tutti gli altri populismi: la capacità di far sentire importante chi, purtroppo, in una società profondamente classista e ferocemente escludente è senza futuro e non conta nulla, o troppo poco.

E, così, ad un esercito fatto di giovani, spesso laureati, preparati e senza lavoro, di casalinghe insoddisfatte, di esodati, di dipendenti pubblici frustrati, che hanno visto le loro carriere mortificate da chi aveva i contatti giusti, di commercianti stritolati dalla crisi economica e dalle tasse e di liberi professionisti, umiliati, senza lavoro e senza identità, è stato detto che, invece, erano importanti, perché erano i “cittadini”, il “POPOLO SOVRANO” e che avrebbero potuto cambiare il paese, ricevendo ciò che gli era stato ingiustamente negato.

Cosa accadrà quando il popolo “sovrano”, quando i giovani senza futuro, si renderanno definitivamente conto di questo ennesimo raggiro, di questo inganno?

Quando i “CITTADINI” si accorgeranno che “BATMAN E ROBIN” sono in realtà il “Gatto e la Volpe”, che li hanno truffati ancora una volta, promettendo in totale mala fede, quello che non avrebbero mai potuto realizzare?

Saranno ancora più delusi e depressi, perché saranno stati privati anche delle speranze e delle illusioni e, forse, anche terribilmente arrabbiati e così indosseranno un “gilet giallo” e scenderanno in piazza per spaccare tutto.

O forse no, perché quel giorno il paese sarà definitivamente affondato e non ci sarà più nulla da rompere. Buon anno.

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Sono nato nel 1970 in un paesone della Provincia di Napoli della Terra dei Fuochi e per 10 anni ho fatto l’avvocato penalista prima ed il giudice onorario poi. Dal 2008 sono ricercatore di sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove insegno “Comunicazione interculturale”. Il mio ambito di ricerca riguarda la dimensione del conflitto, soprattutto in una prospettiva culturale e l’analisi dei processi migratori e d’integrazione. Sono giornalista pubblicista e nel 2007 ho fondato la Rivista Italiana di Conflittologia (www.conflittologia.it), mentre nel 2011 ho costituito il Consorzio Universitario per l’Africa ed il Mediterraneo (www.cuam.eu) con l’intento di promuovere e sviluppare l’istruzione universitaria e la ricerca applicata nell’area afro-mediterranea. Sono sempre compulsivamente portato a dire quello che penso, anche se mi sforzo strenuamente per cercare di contenermi. Questo aspetto del mio carattere non credo abbia giovato alla mia vita; ma sono sicuro ne abbia beneficiato il mio fegato. E va bene così. Mi piace il jogging, il krav maga, il vino e il mare del Salento dove mi rifugio, appena possibile, nella mia casa di San Foca. Vivo nel Sannio con Giovanna, Annachiara, Alfonso e Chaplin, il nostro Golden Retriver, che adoro come tutti gli altri animali che evito di mangiare.