Il decreto (In)Sicurezza di Salvini

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Il solo fatto che le disposizioni di legge in materia di immigrazione vengano inserite in un Decreto chiamato “Sicurezza” la dice lunga.

Associare il termine “sicurezza” alle persone che migrano verso altri Paesi, diciamo che non fa onore ad un Paese civile. Ma forse la civiltà, ultimamente la stiamo perdendo.

Questo decreto è l’emblema della frustrazione di chi da sempre ha cercato di conquistare il consenso degli italiani infondendo paura e promettendo quello che non può mantenere.

Sfruttare l’impoverimento della popolazione italiana, creato dalla crisi economica e sottovalutato da tutti i Governi compreso quello attuale, è l’obiettivo del Ministro della “paura”.

C’è un filo conduttore che unisce il Decreto di Salvini e l’episodio di Fredy Pancini, il gommista di Arezzo che ha sparato e ucciso un immigrato che diverse volte ha tentato il furto nella sua abitazione.

Se da una parte lo Stato, con una legge, respinge i migranti e li lascia in mezzo alla strada violando i principi costituzionali, dall’altra parte autorizza i cittadini ad impugnare le armi per autodifendersi contro quelle persone che Salvini stesso ha stigmatizzato creando un immaginario inesistente, quello dell’invasione dei migranti.

Che poi, se è vero che l’Italia è luogo di sbarco è anche vero che la maggior parte dei migranti preferiscono andare in altri Paesi europei. E ci vanno.

Se si guardano ai dati, quelli veritieri, si campisce che la Germania e la Francia hanno accolto molti più migranti dell’Italia. Così anche la Spagna.

Il paradosso è che il Decreto Sicurezza crea Insicurezza e porta il nome del Ministro dell’Interno che dovrebbe appunto garantire nel Paese la Sicurezza e che invece sbandiera al vento un’emergenza totalmente inesistente.

Con l’approvazione del Decreto 113/2018, su cui il Governo furbescamente ha posto la fiducia, inizia un’epoca nera per un Paese che ha una storia che riconosce, esprime e valorizza principi e valori come quello della libertà e della dignità della persona, dell’eguaglianza, della giustizia sociale, della legalità e della solidarietà.

Le misure contenute nel decreto Salvini andranno a deteriorare pesantemente il livello di Protezione, il sistema di accoglienza e ogni possibilità di integrazione dei migranti nel territorio italiano.

L’abolizione della Protezione Umanitaria, scelta contraria ai diritti delle persone riconosciuti dalla Costituzione italiana.

Cosa era la Protezione umanitaria? Un permesso di soggiorno fino a due anni, rinnovabile, per quei casi in cui non si accolga la domanda di Protezione Internazionale e si ritiene che possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario.

Infatti, l’articolo 5, co.6, del Testo Unico dell’Immigrazione in vigore precedentemente, stabiliva che “il rifiuto o la revoca del permesso di soggiorno possono essere altresì adottati sulla base di convenzioni o accordi internazionali, resi esecutivi in Italia, quando lo straniero non soddisfi le condizioni di soggiorno applicabili in uno degli Stati contraenti, salvo che ricorrano seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali e/o internazionali dello Stato italiano”.

Questo tipo di permesso di soggiorno, pertanto, veniva rilasciato a chi non aveva i requisiti per ottenere la Protezione Internazionale -destinata solo ad un numero sporadico di Paesi dove si configurano situazioni particolari di grave pericolo- ma era vittima di situazioni di grave instabilità politica, di episodi di violenza o di insufficiente rispetto dei diritti umani.

Per fare qualche esempio, la Protezione Umanitaria veniva spesso riconosciuta alle donne che fuggono per scampare alla pratica dell’infibulazione (mutilazione genitale femminile) o alle spose bambine costrette a rinunciare alla loro adolescenza e alla loro infanzia per sposare mariti anziani, agli omosessuali che in Paesi come la Nigeria vengono perseguitati per legge e condannati a vita al carcere, a persone della Guinea Conakry di etnia “fulani” sistematicamente perseguitati dal Presidente Alpha Condè di etnia “malinkè”, ai giovani del Mali che fuggono dalle reti dei terroristi, ai nigeriani che fuggono dal gruppo terroristico di Boko Haram, ai cristiani perseguitati e tanti altri ancora.

Per tutti questi motivi, che non permettono a queste persone il ritorno nel loro Paese di origine, per via dei pericoli di vita che possono rischiare, veniva data loro la possibilità di ottenere Protezione nell’esercizio, quindi, di uno dei diritti umani fondamentali riconosciuti all’art. 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che sancisce che “ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni” e soprattutto dalla nostra Costituzione che all’art. 10, comma 3, sancisce che “lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto di Asilo nel territorio della Repubblica”.

Ebbene, si sappia che un’eventuale assenza di tutela per questi casi comporterebbe ipotesi di incostituzionalità, nonché violazione dei trattati internazionali.

Dalle recenti dichiarazioni di esponenti del Governo, della Lega e del M5S, ed in particolare del Presidente del Consiglio Conte, si apprende che per loro questo intervento era necessario al fine di “riorganizzare l’intero sistema della Protezione Internazionale per adeguarla agli standard europei” (dichiarazione di Conte).

Ecco, su questo punto vorrei smentire sia il Presidente del Consiglio, sia la sottosegretaria Castelli che continuano a fornire informazioni non veritiere dicendo che solo l’Italia utilizza strumenti di Protezione come quella umanitaria.

Premesso che si tratta di uno strumento importante di tutela dei diritti e della stessa sopravvivenza delle persone, è giusto informare gli esponenti del Governo che strumenti similari alla Protezione Umanitaria sono adottati da 20 Paesi su 28 per quanto concerne i soli Stati membri e da 24 Paesi su 32 tra gli Stati europei.

Inoltre, il sistema di accoglienza utilizzato dagli Stati europei è sicuramente diverso e più efficace rispetto a quello creato con il Decreto Sicurezza.

Quindi, nessun adeguamento ma solo un peggioramento.

Ergo, smantellando il sistema Sprar (Sistema di accoglienza per Richiedenti Asilo politico), il migliore in assoluto, l’Italia non avrà più un efficace sistema di accoglienza.

Mentre altri Paesi europei forniscono adeguata assistenza ai Richiedenti Asilo, fino all’esito dell’accoglimento della domanda di Asilo e ad una effettiva integrazione, con questo Decreto chi non ha ancora ottenuto la Protezione Internazionale sarà lasciato in mezzo alla strada.

In molti Paesi europei, non solo i rifugiati vengono accolti ma viene data loro la possibilità di integrarsi con i cittadini europei. La Germania, la Spagna e la Francia, per fare qualche esempio, forniscono ai migranti un’abitazione ed il sussidio fino a quando il migrante non si rende autonomo, se proprio dobbiamo parlare di “adeguamento agli standard europei”.

In Italia, con questa normativa, gli Sprar potranno accogliere solo coloro che hanno già ottenuto la Protezione Internazionale e i Msna (Minori non Accompagnati).

E tutti gli altri?

Ci troveremo 150 mila persone in mezzo alla strada e saranno tutti irregolari sul territorio italiano. Così non solo non potrà mai essere garantita la sicurezza, ma si apriranno enormi contenziosi nei tribunali poiché qualora i migranti facessero ricorso, i legali si appelleranno ai principi Costituzionali e alle normative della Comunità europea che sono certamente di rango superiore alle normative dello Stato.

Nel frattempo, però, le città grandi saranno quelle che avranno più problema di disordine pubblico e i Sindaci italiani dovranno fronteggiare un disagio legittimato con una normativa del Ministro dell’Interno che invece di regolarizzare i flussi migratori crea caos e disordine, oltre che terrore e paura.

Inoltre, con questo Decreto corriamo il rischio di alimentare i sistemi criminali del nostro Paese perché ci potrebbe essere la corsa alla compravendita illegale di permessi di soggiorno per motivi di lavoro.

Le persone disperate, rimaste abbandonate dallo Stato italiano, proveranno a trovare un lavoro per ottenere il permesso di soggiorno per motivi lavorativi.

Questo vuol dire che la criminalità organizzata avrà pane per i suoi denti: chiederà il “pizzo” per un permesso di soggiorno.

E’ davvero un paradosso: un decreto che dovrebbe combattere l’illegalità, produrrà illegalità.

Che il progetto del cambiamento è stato interpretato miseramente come foglia di fico per coprire tutta l’incapacità di gestire i problemi reali del Paese, si è ben compreso sin dall’inizio ma questo Decreto ne è l’emblema.

I Cas, come dice appunto il nome, sono dei Centri di Accoglienza Straordinaria creati appunto per le emergenze, che venivano utilizzati nei momenti in cui l’Italia era costretta a fronteggiare una percentuale altissima di arrivi.

Dal 2017 ad oggi gli sbarchi, quindi gli arrivi, sono drasticamente diminuiti a seguito dell’intervento dell’ex Ministro Minniti che ha fatto accordi (a mio avviso illegittimi) con una parte delle tribù libiche e con il governo Sarraj.

Quindi, di quale emergenza parliamo? E per quale motivo smantellare i sistemi di accoglienza efficaci per utilizzare quelli straordinari che solitamente si utilizzano per le emergenze? Che tra l’altro, per dirla tutta, i Cas in passato hanno creato più malcontento nella popolazione proprio per la mancanza di percorsi adeguati per l’integrazione.

Il motivo è semplice: Salvini ed il suo Governo non hanno la più pallida idea di come gestire l’accoglienza e questo Decreto è stato presentato per illudere gli italiani facendogli credere che loro sono stati gli unici a “salvare” il nostro Paese del nemico nero.

Perché risolvere il problema? Salvini creerà più irregolari così la sua “caccia alle streghe nere” continuerà e porterà al leader della Lega i voti necessari per stravincere alle prossime Europee.

Nel Decreto Salvini vengono meno i principi per la quale un migrante, arrivato in un centro di accoglienza, poteva godere di servizi e di percorsi volti appunto all’integrazione nella comunità. Il servizio di psicologia, necessario per il tipo di utenza che ha subito gravi traumi durante il percorso migratorio; il servizio di insegnamento fondamentale per l’apprendimento della lingua italiana; il patrocinio gratuito per i ricorsi in Tribunali.

Elementi critici di una gravità inaudita perché oltre a smantellare il sistema di accoglienza, questo Governo ha smantellato il sistema di integrazione.

Come fa uno straniero ad integrarsi bene se non può studiare l’italiano?

Come fa uno straniero ad esercitare un diritto, quello di appellarsi al ricorso al diniego, se lo Stato in cui si trova gli toglie il patrocinio gratuito e anche la possibilità di essere iscritto nel registro anagrafico e quindi di avere una residenza seppur provvisoria?

Senza avere la residenza, ricordo, è impossibile anche avere un lavoro regolare e i soldi per esercitare i propri diritti.

Tra l’altro, c’è da dire, che vittime di queste misure sono anche gli italiani, ovvero quelle figure professionali che negli anni hanno trovato lavoro e svolto il loro servizio in assoluta buona fede e con grande serietà.

Ma di queste persone, migliaia nel Mezzogiorno, il Governo non si occupa.

I Permessi Speciali che sostituiscono la Protezione Umanitaria sono di sei tipologie: per vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese di origine, cure mediche e atti di particolare valore civile.

Premesso che non si può proprio parlare di sostituzione perché sono due provvedimenti diversi, quello che mi colpisce è la Protezione per meriti civili.

Ma chi decide se un atto socialmente rilevante è meritevole di dare al migrante che lo compie lo status di rifugiato?

E cosa si intende per violenza domestica?

Una donna che ha subito violenza da persone che non sono familiari non ha diritto alla Protezione? Troppi buchi neri in questa modifica che porterà enormi problemi a chi dovrà decidere sulla vita delle persone che faranno richiesta di Asilo.

Le donne, come sempre, saranno le vittime più vulnerabili di questa politica assolutamente discriminante e contro i principi costituzionali che tutelano i diritti delle persone.

Ancora nel Decreto una norma lesiva di un diritto fondamentale della persona, quale quello della libertà, quella relativa ai tempi di permanenza nei centri per il rimpatrio: i migranti possono restare nei centri fino a 180 giorni (prima del Decreto Salvini i giorni erano 90). Oltre a ledere il diritto alla libertà, questa misura rischia di creare disordine all’interno dei centri predisposti al rimpatrio.

Non c’è nulla di scritto, quindi di regolamentato, riguardo alle modalità e ai tempi di rimpatrio.

Salvini prometteva in campagna elettorale il rimpatrio di 500 mila persone nei loro Paesi di origine, senza sapere che in mancanza di accordi è impossibile mantenere la promessa.

Perché fare un accordo di rimpatrio con i Paesi africani presume che ci sia una possibilità certa di aprire un dialogo con i tanti dittatori e Presidenti di questo continente.

Ipotesi assolutamente improbabile. Con chi dovrebbe farli gli accordi?

Non c’è alcuna volontà da parte dei leader dei Paesi africani di collaborazione.

Pertanto, qualora un migrante dovesse essere rimpatriato potrebbe essere messo in grave rischio ed esposto a ritorsioni: ci sono leader africani che ritengono il semplice fatto che un migrante abbia presentato domanda di Protezione in un Paese terzo, un attacco all’immagine nazionale che a volte costituisce reato.

Ma di che stiamo parlando?

Davvero pensate che Salvini possa essere onnipotente e quindi capace di rimpatriare tutte queste persone facendo accordi chiari e lineari con i Paesi africani?

Se fosse stata questa la sua volontà, avrebbe spiegato bene nel suo Decreto come fare i rimpatri ed invece nella parte relativa alle “Disposizioni in materia di rimpatri” ha scritto quattro righe dando i numeri dei fondi stanziati: 500 mila euro per il 2018 e 1,5 miliardi di euro per il 2019 ed il 2020. Stiamo dando i numeri in tutti i sensi.

Con queste somme si possono rimpatriare poche persone ogni anno, meno di quelle rimpatriate fino ad oggi.

La macchina dei rimpatri forzati negli ultimi due anni è costata all’Italia miliardi di euro. Per organizzare un volo di rimpatrio il Ministero deve avviare una procedura complessa a partire dal contatto delle uniche aziende di trasporto che permettono il noleggio dei voli charter: Mistral Air, Egyptair, Blue Panorama. Poi bisogna predisporre il servizio di scorta che segue tutti gli spostamenti. Stiamo parlando di 220 mila euro a volo charter (dati Frontex).

Il rimpatrio di un migrante, a conti fatti, costa circa 20.000 euro. Sono numeri che devono fare riflettere e soprattutto che devono farci capire che la politica delle bugie non serve a far stare bene gli italiani.

Non si possono rimpatriare i migranti senza accordi con i Paesi di provenienza.

Non si possono quindi rimpatriare né gli irregolari che Salvini ha trovato in Italia, né quelli che ha prodotto lui con il Decreto Sicurezza.

Infine, ci tengo, considerando che sono stata per tanti anni la Presidente Nazionale della Rete della Legalità del Mezzogiorno, a fare alcune riflessioni in merito al Titolo II del Decreto, ovvero quello relativo alle Disposizioni in materia di Sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa.

Non c’è nulla che possa essere utile al contrasto del terrorismo e delle criminalità organizzate.

Nulla di nulla. Il vuoto assoluto.

C’è però un bel regalo alle mafie, ovvero la svendita dei beni confiscati al miglior offerente.

Fino ad oggi questi beni, che attraverso una legge sul riuso sociale dei beni confiscati promossa da Libera, sono stati restituiti alle comunità e sono stati gestiti legalmente tenendo insieme le esigenze territoriali produttive e sociali, adesso saranno venduti all’asta ai privati. E’ assolutamente innegabile il rischio di restituire questi beni alla mafia che opera quasi sempre attraverso i cosiddetti “prestanome”.

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Quella di Valentina Spata è una storia di impegno sociale e politico, una storia comune che ha condiviso con tante persone, soprattutto giovani e donne. La Sicilia è la sua terra di origine. Qui ha le sue origini e ha portato avanti numerose battaglie sulla legalità e sul lavoro. Ha viaggiato molto. Per un periodo ha vissuto a Londra e a Parigi. Ha girato l'Italia come fosse una trottola, in particolar modo il Mezzogiorno. Da sempre ha unito alla passione politica, il volontariato e l'impegno al servizio della collettività. Si è laureata in Scienze Politiche e Scienze Sociali e Sociologiche. È specializzata, grazie alla Summer e Winter School di Bruxelles, in Diritto Internazionale, Governance Europea, Diritto dell'immigrazione, Diritto della Comunità Europea. Per molti anni ha ricoperto il ruolo di sindacalista presso il Sindacato Confsal con la delega alla Formazione Professionale. Nel 2012 è stata eletta Presidente Nazionale della Rete della Legalità del Mezzogiorno, associazione radicata in tutto il Mezzogiorno nata per contrastare le mafie. Il suo lavoro attuale è quello di operatore legale a servizio dei Richiedenti Asilo Politico.