Tradire o tradizione

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Natale è? La domanda è una sfida impossibile. Cristianità. Sicuramente il Natale è ancora la festa della Cristianità, quella in cui si ricorda la nascita del bambino Gesù.

Il Presepe è un’immagine di infinita dolcezza, con il bue e l’asinello a scaldare il piccolo venuto al mondo. Gesù è il paladino della generosità, lo è ancora oggi, dopo circa duemila anni, e lo è più che mai nei tempi che stiamo attraversando, così difficili per la solidarietà tra il prossimo ed i prossimi. Natale è dunque famiglia e tenerezza, infanzia e regali per i bambini, perché Natale è sicuramente la festa dei bambini.

Natale è dunque l’affermazione dei valori dell’infanzia, che resistono alla corruzione propria degli uomini adulti, ma fatalmente sconosciuta ai nati da pochi anni.

Il ripetersi dei riti e delle tradizioni è una sfida che impone anche al Natale di misurarsi con il rischio di scadere nel manierismo. Nessuno potrà biasimare coloro che non rivedranno per l’ennesima volta “Una poltrona per due” e “Natale in casa Cupiello”, la sera della vigilia.

Sicuramente io sono tra coloro che guarderà.

Natale dovrebbe essere la lontananza dagli affanni, dalla povertà e dalle angosce di un lavoro che non sia fonte di felicità.

Purtroppo per molti, per troppi, non lo sarà, perché mai come oggi il lavoro non rende liberi.

Natale è anche la ricerca, per chi lo vuole, di un menu che ritrovi alcuni cibi tipici, caratteristici, che magari si mangiano una o due volte all’anno, ma che proprio per questo ci ricordano il periodo. Concedersi di gustare e di bere, per chi ama un buon calice di vino, è un altro degli elementi di questi momenti di particolare intimità.

La lotta con le calorie in eccesso è ancora una sorta di obbligo morale per le nostre case sudiste, ma da qualche anno sembra che l’avversione allo spreco, la crisi ed anche qualche attenzione in più alla linea, abbiano ridimensionato i bagordi.

Nel chiedersi se aderire all’eterno ritorno al già fatto, o ricercare la propria personale declinazione della festa, non posso non pensare intensamente al mio Natale, alla mia bambina, che fatalmente assorbe ogni mio affetto.

Il passare degli anni, la distanza dalle notti in bianco, dal poker, dalla voglia di fumare spinelli e tirare l’alba, si rivolge e riflette in un fagottino sorridente e festante, che inevitabilmente, senza scampo, riesce ad illuminare e a dare senso a tutto ciò che la circonda.

Natale è anche la mia eterna lotta con il termine “vacanza”, che inneggia ad un vuoto e a un inerzia, e fa continuamente a pugni con l’ostentato mio bisogno di coltivare sociopatia ed iperattività.

La prima la esprimo nell’imbarazzo di fronte allo scambio di pacchi e pacchetti, scontando la mia perenne inadeguatezza nel comprare ed il pudore che sempre mi coglie nel ricevere doni.

La seconda viene pazientemente mitigata dallo sguardo della donna che governa la mia esistenza, riportandomi ad una serie di azioni codificate, così lontane dalla mia definitiva ed indomabile natura ferina.

Natale è mazzancolle in umido, calamari fritti e polipo all’insalata. Rigorosamente. Struffoli e Pandoro, senza scuse, mentre tento di fuggire all’idea che per troppi sia un giorno come un altro. Ecco, Natale è il giorno che per ciascuno si vorrebbe fosse speciale, in cui ogni tristezza appare ancora più ingiusta, perché decisamente stonata con l’ambiente.

Il freddo, sempre meno freddo, non è certo una passeggiata per animali randagi e persone povere o senzatetto. Festa e riflessione, per non dimenticare mai che fuori si continua ad avere ancora bisogno di noi. Natale è anche questo. Buon Natale a tutti.