Se il reale perde contatto con il razionale

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La saturazione del reale da parte dell’irrazionale è ormai il tratto caratteristico della nostra epoca.

La moltiplicazione bulimica dei veri, che non sono altro che fattoidi sofisticati, sta ormai portando la formazione del pensiero sociale ad avvicinarsi sempre più ad una gigantesca matrix, in cui il vero è spesso poco più che verosimile, quando non palesemente falso o mistificatorio.

Intendiamoci, potremmo passare ore in dotte e sterili disquisizioni sul valore oggettivo ed intangibile della verità e non ne usciremmo mai, ma oggi pare che i riferimenti, anche quelli mobili e soggettivi, capaci di orientare gli uomini verso punti di equilibrio accettabili e funzionali, stiano cedendo ad una vera e propria fabbrica degli specchi, dove niente è più vero ed il falso diventa sempre più credibile.

Questi presupposti logici e filosofici impediscono alla buona politica di emergere, perché non si riesce più a coagulare l’agire collettivo attorno a principi verosimili, ma al contrario, spesso sono proprio le spinte irrazionali ed incredibili a basare il credo di chi orienta la società.

E’ così che si ottiene quella sorta di svilimento della ragione, che porta alla frustrazione dell’irreale che scaccia il razionale e rende tutto ciò che accade una sorta di mondo fiabesco, spesso mostruoso, orribile, distorto, ma tremendamente tangibile ed attuale. La pozione e il veleno, l’antidoto e il curaro, si intrecciano in una liana aggrovigliata, in cui qualsiasi capo si afferri, viene meno l’appiglio.

E’ questa a mio parere la cifra dell’anno trascorso e di quello che ci apprestiamo a vivere. Non possiamo più prescindere dal pensare una società che ritrovi elementi comuni, adeguati ai tempi, capaci di orientare il futuro verso un contatto intimo tra verità, moralità e realtà.

La battaglia affinché ciò che vivremo non sia la manifestazione di una sopraffazione dei fatti irragionevoli, ma l’estrinsecazione del pensiero razionale, deve tornare ad essere quello che mettiamo al centro della nostra vita.

L’edonismo avido ed autoreferenziale che ha progressivamente eroso i legami tra gli uomini e che ciclicamente si ingrossa, fino a provocare esplosioni traumatiche e violente, è giunto ormai al culmine di una inaccettabile pressione. Non si tratta di pulsioni e movimenti nuovi, ma è del tutto nuova l’incapacità di riconoscerli, come il respiro di una storia che si ripete.

Manchiamo di memoria, perché invasi da una marea di fatti, da un costante bombardamento di stimoli, che rende il filo dell’utile assai difficile da trovare, sommerso da tonnellate e tonnellate di inutile.

Il 2019 dunque si apre con il bisogno di mettere ordine nelle nostre idee, di far si che il reale torni ad avvicinarsi il più possibile al sociale, al razionale, al superamento delle spinte individualistiche che sembrano isolare l’homo nudus contemporaneo in un mondo sempre più ristretto e gretto, fatto di paura, ignoranza, assenza di anima e di pensiero.

Speriamo di fare un buon lavoro e che sia un anno buono, per tutti e per ciascuno, perché, come dice una frase che amo spesso citare, nessuno è veramente libero, se non siamo liberi tutti.